decalogo esordiente

10 errori comuni dell’aspirante scrittore

La parola ai nostri autori


articolo di
Andrea Micalone

Come in qualsiasi campo, anche nella scrittura si migliora gradualmente, superando (e riconoscendo) di volta in volta i propri errori. Ognuno di noi è una persona diversa, perciò tende a fare errori particolari, ma in generale ci sono questioni in cui chiunque scriva finisce per impantanarsi.

Ecco dunque un elenco di errori (e anche comportamenti in senso lato) che commette l’aspirante scrittore, e che è bene superare.

1 – Scrivere alla cieca.

Quando si è all’inizio si prova un forte desiderio di scrivere, e lo si confonde con il bisogno di raccontare la prima storia che ci salta in mente. Come ho già spiegato negli articoli precedenti, far maturare la trama nella propria mente è fondamentale se si sta scrivendo un romanzo, ma anche nel caso si stia scrivendo un racconto non è da sottovalutare.

Sedersi alla scrivania e radunare un paio di pagine casuali dettate da impressioni immediate non significa scrivere un racconto. Anche un racconto, seppur molto stringato, deve avere un filo narrativo.

L’esercizio di scrivere alla cieca (che potremmo chiamare “scrittura in libertà”) invece può essere utile per liberarci dall’ammasso di argomenti che ci interessano, e che così, quando ci accingeremo a scrivere una storia, non saremo tentati di infilare ovunque.

2 – Scrivere di qualsiasi cosa.

La tentazione di mostrarsi totalmente è sempre forte quando si scrive.

Ci viene in mente una bella descrizione, o una bella frase, o un bel personaggio, e li infiliamo a forza nella trama. Questo tipo di operazione raramente dà buoni risultati; nella maggior parte dei casi, invece, tende soltanto a rovinare quello che di buono abbiamo fatto.

All’inizio però non si ha il coraggio di cancellare le parti superflue, perché ad ogni rigo pensiamo di aver condensato tutta la nostra intelligenza.

Pensiamo: “E se queste che sto per cancellare fossero le uniche frasi davvero buone di tutto il testo?”

E allora lasciamo tutto, gonfiando la storia di una montagna di inutilità.

L’esercizio della “scrittura in libertà” serve proprio a evitare questo: è utile per sfogare l’ammasso di idee e immagini che ci vortica nel cervello. Qualcosa poi potrà essere reinserito nella nostra storia (se utile), ma occorre imparare a dosare le scene scegliendo solo i dettagli utili al dipanarsi della vicenda.

Il lettore riconosce la nostra intelligenza quando trova una trama ben congegnata e ben scritta, e non quando è bombardato da un ammasso di dettagli che pretendono tutti (contemporaneamente) di rubargli l’attenzione.

3 – Il “momento riflessione”.

Questo punto 3 è forse un’appendice del punto 2, ma lo inserisco a parte per farvelo comprendere meglio.

All’inizio l’aspirante scrittore si fa prendere facilmente la mano dalle proprie riflessioni. Esse magari sono attinenti alla trama, e anche interessanti, ma non portano avanti la narrazione.

Se stiamo scrivendo in terza persona, inserire il nostro pensiero è quasi una follia (per farlo con bravura dovremmo giocarcela con la metanarrazione e cose del genere, ma se siamo alle prime armi lasciamo perdere).

Se stiamo scrivendo in prima persona saremo invece più liberi di farlo, ma anche in questo caso non dobbiamo superare il limite di guardia. Un romanzo non è un saggio.

Se infine siamo Proust, possiamo fare come ci pare.

4 – Identikit del nuovo personaggio.

“Entrò Gianni. Era alto, occhi verdi, mascella squadrata. Indossava una polo, un paio di jeans e dei mocassini marroni. Poi entrò Maria. Era bassa, occhi azzurri e dai lunghi capelli castani. Aveva un vestito rosso fiammante e le scarpe nere col tacco.”

Ho scritto un articolo a parte sulla creazione dei personaggi, ma è bene ripeterlo anche qui: fare un elenco di dettagli all’arrivo di ogni nuovo personaggio è semplicemente brutto.

Facciamo emergere piuttosto i nostri protagonisti con tocchi progressivi, facendoli muovere e parlare.

5 – Scrivere di ciò che non si conosce.

L’ho già ripetuto in un paio di occasioni per i luoghi, ma è bene estendere questo avvertimento a tutti i campi.

Non parliamo di medici se non sappiamo niente di medicina, non parliamo di indagini se abbiamo visto solo polizieschi in tv, non parliamo di mafia solo perché ci piace “Gomorra”, ecc.

Parliamo di quello che conosciamo, della realtà che vediamo attorno a noi, e cerchiamo in essa elementi interessanti.

6 – Correttezza linguistica.

Cerchiamo di avere un lessico, se non perfetto, quantomeno preciso. Se Word ci segnala un errore ogni tre parole, forse sarebbe bene migliorare le nostre conoscenze grammaticali.

7 – Umiltà.

Ascoltiamo i consigli e le correzioni che riceviamo. Non abituiamoci al commento della mamma o della ragazza che ci dicono sempre “bellissimo”. Se vogliamo migliorare, dobbiamo accettare il fatto che non siamo ancora Manzoni.

Se su internet riceviamo una critica, cerchiamo di distinguere tra la maleducazione (probabile e inutile) del tono dell’accusa e il vero contenuto di essa.

8 – Il gusto di criticare.

Più si è alle prime armi, maggiore è il tempo che si passa a criticare (di nascosto) i “colleghi” per il semplice gusto di innalzare se stessi su un qualche piedistallo. Le critiche vanno invece fatte apertamente, alla persona interessata, e devono essere un dialogo aperto che serva per il miglioramento di entrambi.

9 – Fingere maturità o saggezza non possedute.

Quando si inizia a scrivere, si vuole essere universali, belli e intelligenti. Ma se si è cominciato a scrivere da poco, questo desiderio si trasforma subito in una maschera: cerchiamo di apparire maturi, ma qualsiasi lettore avverte subito la finzione dietro le parole.

Un buon esempio di questo errore lo si può rintracciare nei post su Facebook. Molto spesso ci danno fastidio proprio perché trasudano una saggezza che la persona interessata (che conosciamo bene) invece non possiede, e dunque tutta quella “intelligenza” è soltanto una finzione per apparire migliori di quel che si è.

Dunque, nella scrittura, atteniamoci allo stile e alle trame che ci permettono di essere noi stessi.

10 – L’onestà.

Nella scrittura si potrà essere inesperti, giovani e immaturi (qualsiasi età si abbia), ma se si è onesti (davvero onesti, e qui il confine è assai labile), il lettore lo avvertirà subito.

Questo punto è complesso da spiegare, e ha molto a che fare con l’empatia innata. Una frase sincera e semplice suona molto più bella di una frase falsamente intelligente e sentimentale.

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