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Affari sporchi, maresciallo Maggio!

Francesco Zampa

Prologo

Volevano un lavoro pulito. Così, mentre con il braccio destro gli teneva immobile il capo, con la mano sinistra spinse lo stiletto alla base della testa, recidendo alla radice il midollo spinale. Un fremito, e la paralisi arrivò immediata. Il cervello continuò a comprendere il dolore per alcuni secondi, ma non poté nulla, il corpo sordo a ogni comunicazione. Estrasse con cautela l’arma dalla ferita mortale mentre, con l’altra mano, appoggiò il fazzoletto sotto alla lama per non far sgocciolare il sangue. Lasciò il corpo scivolare lento a terra. Per un secondo, lo guardò con compassione. Con accuratezza gli compose le braccia e gli chiuse gli occhi, poi lavò la lama sotto la vicina cannella. Lo stiletto ritornò lucido dell’acciaio temperato con cui era stato forgiato anni prima in Svizzera. Lo mise nel marsupio che aveva allacciato in vita. Ripose i guanti in lattice e il fazzoletto sporco di sangue in un sacchettino per congelatore. Andandosene, con attenzione superò il camion della nettezza urbana. Lo anticipò e gettò il sacchettino nel bidone degli umidi della raccolta differenziata. Proseguì verso la spiaggia, parcheggiò il mezzo nello spazio apposito e cominciò a camminare tra mille pensieri, nel freddo della mattinata. Ora doveva solo attendere. Volevano un lavoro pulito, continuava a pensare, per loro era molto importante. Li aveva accontentati.

Capitolo 1

Quando il signor Marcello ritirò l’ennesima raccomandata della banca dalla cassetta della posta, non perse tempo ad aprirla. Rientrò per il cancelletto e, spingendo la bicicletta, andò verso il garage. La appoggiò sul cavalletto e poi aprì la bascola. La luce del mattino irruppe all’interno del locale, illuminando i due tavolini da sagra posti paralleli alle pareti lunghe. Erano pieni di faldoni e documenti ordinati per banca e numero di procedimento. Lui aveva realizzato un sistema di archiviazione e di ricerca da far invidia a Google. Chiunque avrebbe sorriso a quella vista ma sarebbe impazzito se gli avessero chiesto di trovare quella comunicazione o quell’estratto conto. Lui no. Lui poteva ritrovare qualsiasi cosa in pochi istanti, combinando la sua memoria e le copie dei documenti con la sua insaziabile sete di giustizia, in grado di rivitalizzare le sue stanche sinapsi.

Maggio non aveva idea di chi fosse, anche se vivevano a un paio di chilometri l’uno dall’altro. I loro mondi si sfioravano appena, l’uno sempre preso da interventi e sopralluoghi quanto l’altro lo era dalle questioni legali nelle quali si era impantanato ormai da decenni, mai a voler cedere un millimetro anzi, sempre a rintuzzare ogni attacco o tentativo di sedazione. Il momento di massima comunione delle loro vite era sulle strisce pedonali sul lungomare, quando quel signore sempre serio, uscito per la sua solita passeggiata, si fermava e attendeva il passaggio dell’autopattuglia di Maggio, puntuale nel giromattutino. Non c’era nessuna ragione per cui Maggio lo notasse: non il casco da ciclista indossato anche senza bicicletta, o il fatto che, con rispetto antico o eccessiva prudenza, attendesse che la strada fosse sgombra prima di attraversare sulla zebratura. Le mattine d’inverno erano spesso affollate di anziani in cerca dell’aria salubre della spiaggia sgombra da ragazzini rumorosi. La sua passeggiata durava di solito un paio d’ore, e spesso lo portava all’Ufficio Postale dove imbucava il suo ennesimo esposto con un lungo elenco di indirizzi: il Sindaco, i carabinieri di Viserba, quelli di Rimini e quelli di Bologna, non si sa mai; naturalmente la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti. In qualche caso c’erano anche il vescovo e il presidente della Repubblica; una volta anche il Papa fu beneficiato delle informazioni riservate scovate dall’arzillo pensionato, sconosciuto ai più. Usava sempre spedire raccomandate con ricevuta di ritorno ma dai carabinieri a Viserba andava di persona e, silenzioso, lasciava una copia al piantone, chiedendo un visto sulla sua. Via via, i ragazzi alla porta avevano imparato a conoscerlo e lo trattavano come tanti altri personaggi del genere. Lo avevano ribattezzato, scherzando ma non troppo, il Fustigatore. Per un atavico sentimento di rispetto, i suoi scritti finivano in uno scaffale dietro la postazione dell’ingresso, insieme a tanti dello stesso tipo. Più tardi qualcuno li avrebbe letti e mandati in Procura o accumulati in uno scatolone in archivio.

ESPOSTI VARI DI CITTADINI

Era scritto con un pennarello a punta grossa. L’argomento era sempre lo stesso: ruberie, ingiustizie, appalti truccati e edilizia fuorilegge, metodi truffaldini degli enti più disparati, pubblici e privati: il tutto non in genere ma nei suoi confronti, ovvio. Per esempio, lui aveva richiesto una concessione edilizia per costruire una tettoia all’ingresso e gli era stata negata per non turbare il decoro architettonico; però al suo confinante era stato concesso di sopraelevare la sua abitazione di un piano. Poi aveva chiesto invano di trasformare il garage in civile abitazione per ricavarci uno studio; ma il suo confinante aveva ottenuto di quadruplicare la cubatura di un pollaio al posto del quale aveva costruito una villettina con tanto di recinzione altissima, aumentandone addirittura le dimensioni per poi usufruire del condono. Nessuno era andato a controllarlo nel frattempo. Queste cose lo mandavano in bestia. Per non parlare degli estratti conto: lui controllava ogni singola voce e trovava da ridire su tutto, dalle commissioni sempre più onerose e immotivate, alle trattenute fiscali.

Il signor Marcello appoggiò la bicicletta alla parete del garage, si tolse il casco e lo ripose sulla solita mensola. Si sedette senza neanche allentarsi la giacca, tanto era ansioso di leggere l’ultima comunicazione. Ne immaginava già il contenuto, l’ennesimo diniego a una delle sue tante richieste. L’ansia, in realtà, lo preparava all’ennesima delusione perché la sua parte consapevole sapeva di chiedere cose possibili quasi quanto l’abolizione della fame nel mondo. Ma comandava l’altra parte, quella della frustrazione e del risentimento, e nessuno avrebbe potuto accontentarlo neanche volendo. Di solito, poi, gli passava subito.

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Affari sporchi, maresciallo Maggio!

Francesco Zampa

Affari sporchi, maresciallo Maggio
Leggi l'anteprima

Mentre il Governo congela i conti della Banca di Credito Cooperativo della Bassa Romagna, oltre l'orlo di un clamoroso e inatteso fallimento, migliaia di clienti risparmiatori organizzano un sit-in di protesta tra sangiovese e piadina, nell'intento di scongiurare il rovinoso bail-in. Non bastasse, qualcuno uccide un pedante pensionato che sembrava aver intuito cosa stava succedendo ai suoi risparmi, solo passando sotto la lente d'ingrandimento tutte le comunicazione della BCCBR, di cui era storico cliente, e confrontandole con certosina pazienza con tutte le informazioni in suo possesso.

Nel primo capitolo della "Trilogia del malaffare", il maresciallo Maggio deve capire perché l'innocuo pensionato è stato ucciso con una tecnica da killer professionista. Forse così innocuo non era…

A complicare le cose, un momento esistenziale non felice che lo costringe a tornare su decisioni passate. Mentre l'incontro con Sandra, un'affascinante avvocato, gli apre nuovi e inaspettati orizzonti, ogni nodo si risolve, ma in un modo che nessuno dei protagonisti si aspetta.

L'autore

zampa

Francesco Zampa è nato ad Assisi nel 1964. È cresciuto con letture bonelliane, i noir, i western di John Ford e la fantascienza classica per passare poi, tra gli altri, a Michael Crichton, John Grisham, Tom Clancy, Frederick Forsyth e Stephen King. Il suo film cult è "Ben-Hur", il libro "Moby Dick".
Autore indipendente dal 2012, ha pubblicato undici titoli (di cui tre tradotti in tre lingue) di diverso genere con il proprio marchio, Zipporo Direct Publishing.
Ama affrontare grandi argomenti come il condizionamento mediatico e lo strapotere economico e politico.

Il suo sito web


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Perché l'abbiamo scelto

Zampa confeziona con maestria una storia avvincente, senza perdere in verosimiglianza e ben intrecciandola nell’attuale periodo storico; un percorso non facile, che parte da un omicidio qualunque e arriva in territori molto lontani da quelle che sono le comuni vicende quotidiane delle forze dell’ordine, mantenendo sempre tangibile il senso di mistero. Costante è la percezione che tutti quei piccoli numeri nascondano una veritá piú grande.

Altri punti a favore sono certamente lo stile caratteristico che Zampa sa imprimere alle sue opere, questa inclusa, la capacità di creare personaggi sempre credibili, e di gestire la molteplicità dei punti di vista, un diligente impiego dei termini, e soprattutto una sapiente stratificazione dell'intreccio, che di contro può rendere più faticoso l'approccio a lettori meno affini al genere, ma che imprime indubbio carattere alla storia.


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