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La verità prima

Fabio Brusa

Con la gioventù che cercava libertà attraverso la cultura e l'espressione di s´, la biblioteca era diventata più affollata della moschea di Al-Mursi. Il professor Abbou trovava insolito ma incoraggiante che, in un paese come l'Egitto, stesse rifiorendo l'interesse per il sapere. Anni vissuti da Stato nel quale la repressione era la realtà del quotidiano avevano spento le genuine scintille di speranza tra la popolazione. Ma una nuova generazione di guerrieri armati di libri ed idee progressiste stava crescendo nel sottobosco culturale di tutto il nord Africa, soprattutto in Egitto. Complice la crisi economica mondiale, che anche lì faceva sentire i suoi laceranti colpi, nella società serpeggiava aria di cambiamento. Ad Alessandria, anche senza che il faro meraviglioso indicasse la via, stava rinascendo il futuro.

Farsi Abbou era uno tra i più importanti dipendenti della ricostruita Bibliotheca Alexandrina, antica meraviglia affacciata sul Mediterraneo che rivedeva di nuovo la luce dopo secoli. Farsi era stato uno dei grandi acquisti della direzione della biblioteca: laureato in lettere antiche alla Sapienza di Roma, professore e poi co-rettore della facoltà di archeologia all'Università del Cairo, era uno dei massimi esperti di filologia sacra al mondo. Aveva passato anni a studiare i papiri delle grotte di Qumran, sul Mar Morto, sviluppando una propria teoria sulla successione storica dei vari Vangeli. Aveva inoltre studiato approfonditamente il Corano, elaborando e approfondendo i punti in comune con la Bibbia su argomenti in apparenza insignificanti. Insignificanti anche secondo parte della comunità degli studiosi, poich´ il suo saggio “Mille volti di un unico prisma” non ebbe il riscontro che Farsi aveva cercato. Attirò in ogni caso l'attenzione di alcuni uomini d'affari dell'Università di Alessandria che gli proposero di far parte di un progetto ambizioso: ridare vita a un mitologico centro culturale. Fu quasi senza accorgersene che si ritrovò il 16 ottobre 2002 a presenziare all'inaugurazione della nuova Bibliotheca Alexandrina. Il progetto era di uno studio norvegese che aveva vinto una gara con partecipanti da tutto il globo. L'idea di ridare vita a quella biblioteca aveva entusiasmato talmente tanto gli animi che arrivarono soldi e donazioni da enti pubblici e privati, interessati alla divulgazione, all'istruzione e soprattutto alla buona pubblicità. Non destarono troppi stupori i milioni di dollari donati dagli stati arabi, mentre l'Europa si preoccupava di fornire la conoscenza in formato cartaceo con cui riempire l'edificio. Nessuno poteva ancora immaginare che tutto quel libero sapere avrebbe contribuito in maniera decisiva a formare la classe di giovani colti che avrebbe guidato la rivoluzione nel 2011.

Nella sala di lettura principale Farsi stava sfogliando uno dei nuovi arrivi nell'ala ellenica, un'antica versione latina dell'Odissea. Era particolarmente felice per i nuovi cinquemila volumi acquistati dalla biblioteca, anche se gran parte dell'immenso edificio rimaneva ancora vuoto. Il progetto originale prevedeva uno spazio sugli scaffali di otto milioni di libri, senza contare le zone protette dove i testi di maggior valore venivano conservati. In realtà a occupare il proprio posto c'erano poco più di seicentomila volumi, sistemati per la maggior parte nelle zone centrali, per evitare che la sensazione di vuoto potesse essere dominante. Per ovviare al problema, la direzione teneva ancora chiusi interi distretti dell'edificio, concentrandosi sulle visite ai tre musei, sull'avvalorare le gallerie d'arte e a riempire il centro congressi.

Sotto i pannelli in vetro che ne costituivano il soffitto, la sala principale rifulgeva di luce e magnificenza. Certo c'era ancora molto da fare per l'ambizioso progetto, ma ciò che era già sorto era lo stesso capace di fermare il fiato. Fu anche l'aspetto meraviglioso degli ambienti che convinse Farsi ad accettare la direzione del laboratorio di restauro dei manoscritti. C'era qualcosa di magico in quel Paese, in quella città, in quella biblioteca. Ci lavorava ogni giorno e ormai da anni era anche il suo luogo di rilassamento, di divertimento e dove trascorreva il tempo libero, eppure ne rimaneva sempre affascinato. Era sicuro di aver fatto la scelta giusta a trasferirsi ad Alessandria ed ormai non pensava nemmeno più a tutto quello che aveva dovuto lasciare.

Richiuse la copia dell'Odissea che stava sfogliando e la rimise con grande cura sullo scaffale. Ogni libro era una reliquia, qualcuno più degno di rispetto di altri, ma tutti ugualmente fonte di sapere. Sospirò stancamente, pensando che la pausa caffè era ormai terminata.

«Buongiorno professore» sentì alle sue spalle. Una giovane ragazza gli sorrideva stringendo al petto un quaderno di appunti e un testo universitario.

«Oh, buongiorno Hadiya» rispose Farsi sistemandosi gli occhiali sul naso adunco. «Come procede la tua tesi?».

«Credo bene, questo è lei però che dovrebbe dirmelo». Hadiya, pur essendo una donna, aveva avuto la possibilità di accedere agli studi superiori grazie all'appoggio della ricca famiglia di provenienza. Il padre, un medico che aveva studiato in Europa, avrebbe voluto mandarla a Francoforte o Vienna, ma lei aveva insistito per studiare nel proprio Paese.

«Ho dato un'occhiata alle bozze che mi hai mandato. Sono abbastanza colpito, devo ammettere, anche se avrei qualche appunto da fare sui tuoi paragoni con il Rinascimento italiano».

«Proprio di questo volevo parlarle, pensavo di eliminare interamente il paragrafo. Forse è esagerato».

«Cara mia, nulla è esagerato se ben ponderato. Vieni nel mio studio domani verso mezzogiorno, potremo parlarne con più calma. Ora scusami, mi aspettano». Con un gesto gentile Farsi salutò Hadiya e si diresse a passo deciso verso il laboratorio.

Le due del pomeriggio erano appena passate e il sole splendeva talmente forte che avrebbe potuto illuminare anche una stanza priva di finestre. La vicinanza al mare contribuiva a mantenere un clima sopportabile, caldo ma ventilato. Farsi si trovava a suo agio, essendo nato e cresciuto nella rovente terra palestinese. Difficilmente gli capitava di avere nostalgia di casa. Tutto quello che aveva lasciato in quei posti era miseria e sofferenza. No, decisamente non gli mancava.

Passando per il colonnato esterno arrivò al laboratorio. Aveva fatto un giro lungo, gli piaceva molto dare uno sguardo d'insieme alla biblioteca e non vivere a compartimenti stagni. Perlomeno non più di quanto già facesse.

Sulla soglia attendeva un uomo di mezza età, in giacca e cravatta nonostante la canicola.

«Professor el-Nasser» lo salutò Farsi con un gesto del capo.

«Mio caro professor Abbou, come andiamo?». Moshe el-Nasser era una di quelle persone impossibili da inquadrare anche conoscendole da una vita. Sempre sfuggente, quasi viscido, era amichevole faccia a faccia e macchinatore da dietro una scrivania.

«Quando tornerà in funzione l'aria condizionata andrà molto meglio». Farsi aveva imparato ad essere cortese ma a mantenere le distanze da quell'individuo, che tuttavia rimaneva il principale procacciatore di manoscritti per il suo laboratorio. Tomi di amanuensi, componimenti in ieratico e demotico, addirittura frammenti di tavole a caratteri cuneiformi, che dopo il restauro sarebbero finite nei musei. Nulla era fuori dalla sua portata.

«Mi hanno detto che la stanno aggiustando. In ogni caso son sicuro che tra poco l'aria condizionata sarà l'ultimo dei tuoi pensieri» disse el-Nasser ridacchiando. Aveva un difetto di pronuncia a causa di una leggera paresi al lato sinistro della bocca che rendeva la sua cadenza simile al sibilare di un serpente. «Sta arrivando un nuovo carico per te».

Farsi si mise sulla difensiva. «Sono pieno di lavoro in questo momento. I testi…»

«Lascia perdere quella roba per ora» lo interruppe. «Questo è decisamente un lavoro più importante».

Quell'uomo riusciva ogni volta a irritarlo. Lo sopportava a fatica e il suo modo di fare gli stava facendo venire voglia di scappare alla scrivania piantandolo lì da solo. Trovò invece la forza di calmarsi, ripetendosi in continuazione che el-Nasser era alle dirette dipendenze del consiglio d'amministrazione, mentre lui era a tutti gli effetti un impiegato.

«Mi puoi almeno dire di che si tratta?». riuscì a chiedere Farsi.

«Questo dovrai dircelo tu».

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La verità prima

Fabio Brusa

La verità prima
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Lungo le sacre sponde del fiume Giordano riaffiora un testo sconvolgente, sia per i contenuti che per l'autore: Giuda Iscariota.

A migliaia di chilometri di distanza, a Roma, Furio Valente è occupato a disperarsi per un'esistenza inutile: professore mancato, marito infedele e abbandonato, scrittore senza pubblico.

Mai Furio avrebbe potuto immaginare come le ricerche di un vecchio amico lo avrebbero scaraventato in una irrinunciabile caccia al senso profondo della vita: la verità sull'esistenza di Dio e sull'amore che tutto può.

La verità prima è una cerca, un'avventura inaspettata e pericolosa di due persone comuni, sconvolte di fronte alla portata delle presunte rivelazioni di un nuovo sacro testo. Ciò che affronteranno sarà però un mezzo per scandagliare il significato della verità e ciò che è veramente importante per ognuno di noi. Attraverso fughe rocambolesche, cupi misteri e sospetti dai tratti fantascientifici, i punti di vista di tre gruppi in contrasto si compenetreranno, giungendo infine a un quadro incompleto solo in apparenza.

L'autore

brusa

Fabio Brusa è un giovane autore emergente del comasco. Dopo la laurea in giurisprudenza inizia a lavorare nell'azienda di famiglia. Oggi, a seguito di una totalizzante tragedia personale, si è ritirato a vita privata dedicandosi alla passione di sempre: la scrittura.
La sua opera d'esordio è il romanzo di fantascienza HELOTS La speranza del Firewalker (Ed. Il Ciliegio, 2013). Ha pubblicato inoltre alcuni racconti in raccolte di varie case editrici (Edizioni Scudo, Eterea Comics&Books, Il Ciliegio Edizioni). Alcuni dei racconti sono riproposti anche autonomamente in eBook: C'era una volta un PUNK (2011), RAW WAR European League (2014), entrambi racconti spin-off della saga HELOTS, oltre a Formicaleone (2014), Smiling Jack (2015) e Il sogno dell'esploratore (2015).
Pubblica nel 2014 il seguito della saga fantascientifica HELOTS Le nanomacchine. Sempre in self publishing pubblica con lo pseudonimo di Howard R. Veidt la raccolta di racconti horror Giù nella tana (2014).
La verità prima è l'ultimo romanzo in ordine di tempo.

Il suo sito web

Perché l'abbiamo scelto

Dopo Il codice da Vinci e l'esplosione del "fenomeno Dan Brown" migliaia di scrittori hanno cercato di cavalcare l'onda e pubblicare proprie storie di complotti millenari, di sette massoniche potentissime, di segreti sconvolgenti. Pensavamo di aver visto e letto tutto, ma poi è arrivato Fabio Brusa: La verità prima è un romanzo ben scritto, con una trama non semplice e tutt'altro che banale, che l'autore maneggia con abilità.

Pur restando nei canoni "classici" del genere (la scoperta del segreto, la fuga dai poteri occulti che vogliono impossessarsene, la lotta per sopravvivere, la storia d'amore di sottofondo), l'autore fornisce una sua personale rivisitazione, molto piacevole alla lettura. Inoltre, ha scelto argomenti molto delicati sapendoli portare avanti con determinazione, e con bravura, accompagnando il lettore alla loro scoperta.


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