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Dallo speculum alle aenigmate
(Dissertatio de foemina)

Riccardo Dri

Ha senso porsi la domanda che cos’è un uomo o che cos’è una donna? Non ha senso perché dalla nascita alla morte viviamo tra uomini e donne. E noi stessi non possiamo essere che uomini o donne, in base alla nostra configurazione biologica e più ancora alla configurazione sociale del genere. Uomo e donna non sono due sostanze, ma due eventi. Noi siamo eventualmente uomo o donna, e né l’uno né l’altro sono, ma tali diventano. Infatti “Non solo le differenze di sesso nel temperamento sono evidenti fin dall’infanzia, ma esse sono presenti anche come ideali consci di mascolinità e femminilità sulla base dei quali il comportamento viene giudicato” . Dobbiamo fare molta attenzione alle cose che si presentano (o che ci presentano) come evidenti, ed imparare invece a farne questione. È tuttavia corretta la definizione di maschile e femminile “come comportamenti culturalmente determinati”. Dobbiamo imparare a distinguere in base a definizioni orientative, che orientative restano, e da cui partire per vedere, alla fine, che nulla era così ovvio come sembrava all’inizio. Intanto distinguiamo: cos’è il sesso e cos’è il genere?

“Sesso” è una parola che fa riferimento a differenze biologiche tra maschio e femmina: le differenze visibili negli organi riproduttivi e le relative differenze nella funzione procreativa. “Genere” è sempre una questione di cultura: fa riferimento alle classificazioni sociali “maschile” e “femminile”.

Diamo una definizione anche di “cultura”: “1) la cultura è un insieme complesso e organizzato di credenze e pratiche; 2) è acquisita dall’uomo in forme sociali; 3) è trasmessa da una generazione all’altra; 4) ha una forma più o meno riconoscibile” .

Se tutto fosse così pacifico, non si potrebbe comprendere l’articolo di Arena che titola: “La questione dell’identità di genere è una delle più aspre dispute del mondo contemporaneo in materia di etica e diritti. Ma cosa c’è dietro l’ideologia dei generi?” . Ciò che c’è dietro lo spiega subito, dove leggiamo

"La teoria del gender sostiene l’idea secondo cui ogni essere umano ha il diritto di scegliere liberamente e senza condizionamenti di alcun tipo la propria identità di genere, a prescindere dalle caratteristiche biologiche. L’essere uomo o donna non è dunque la naturale conseguenza di un fattore biologico presente al momento della nascita, ma una decisione autonoma, una scelta ragionata. Uomo è chi sceglie di esserlo, donna non si nasce. La conclusione è che non esiste differenza tra uomo e donna perché non esistono canoni di riferimento, anzi. I concetti stessi di uomo e donna vengono attaccati dai teorici del gender in quanto prodotti di una sovrastruttura culturale di stampo patriarcale, dominatrice dall’alba della civiltà. Questa sovrastruttura ha creato l’uomo e la donna, e ha favorito un rapporto di subordinazione dell’una nei confronti dell’altro. Scegliere la propria identità di genere è rivendicato come un diritto naturale."

Iniziano i problemi. Ed è di questi che dobbiamo occuparci, perché se le differenze biologiche (certo innegabili) sono usate per sostenere una posizione sociale di comodo, un condizionamento, una pre-determinazione delle nostre vite decisa da un canone sociale o culturale, un problema di fondo esiste. Il biologico ci influenza culturalmente, e la cultura de-finisce il biologico, in un groviglio difficilmente districabile. Da questo punto di vista neppure il “dato” biologico è un “dato”, perché è un interpretato, ed è interpretato mediante gli strumenti che la nostra cultura ci fornisce, fuori dai quali non si dà sapere. Quindi già detta strumentazione va questionata, se è quella che consente ai saperi di costituirsi come tali, cioè come paradigmi con i quali noi ci riconosciamo o meno in un certo ruolo, in una certa posizione, in un certo essere piuttosto che in un altro: ed è da queste relazioni che noi ricaviamo la nostra identità, ed è dalla nostra supposta identità che noi ci ritagliamo un posto nel mondo, ed è dal posto in cui noi ci collochiamo nel mondo che noi ci riconosciamo nel bene e nel male in un contesto di pensiero e di azione. Identità e alterità si implicano vicendevolmente: “ognuno di noi non è una sostanza omogenea e radicalmente estranea a tutto quanto non coincide con l’io: l’Io è un altro”.

Tale visione del genere come una costruzione sociale è stata confermata da altri in un tentativo di mettere in discussione la percezione che le caratteristiche femminili e maschili siano comunque organiche, determinate psicologicamente e, perciò, non mutabili “naturalmente”. Le differenze biologiche non possono giustificare l’esistenza e il sopravvivere dell’inuguaglianza nella società, ma il concetto di genere ci permette di esaminare come il processo sia avvenuto e da che cosa è sostenuto. Il genere fa infatti riferimento a quegli attributi e comportamenti che sono imposti a uomini e donne per controllare ed enfatizzare le differenze.

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Dallo speculum alle aenigmate
(Dissertatio de foemina)

Riccardo Dri

dallo speculum alle aenigmate
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Questo non è un libro per le donne, e neppure sulle donne, ma semmai accanto alle donne. Non risolverà problemi, anzi metterà al proprio centro un enigma irriducibile a qualunque sapere maschile, l’enigma della femminilità, come lo chiamò Freud. Psiche, inconscio, sentimento e sesso, che sono eventi femminili, e di cui il maschile non sa assolutamente nulla, si incardinano dentro il ciclo nascita, crescita, riproduzione e morte, le forme mitologiche della finitudine: la donna ci mette al mondo (nascita), ci allatta (crescita), è la nostra compagna di letto (riproduzione), e ci riaccoglie nel suo grembo nel nostro ultimo viaggio (morte). Il ciclo della vita (e della morte) non può essere che femminile. Questo è il crocevia che fa coincidere gli opposti, e che il maschile proprio per questo o ignora o non comprende. La donna è relazione, il suo corpo è fatto per due, anche se non genera. Mentre l’uomo ha relazioni. La donna è impegnata nella generazione, mentre l’uomo, da essa esonerato, gioca per intrattenimento. La donna ha due soggettività, per di più in conflitto aperto tra loro: l’Io e la specie. L’uomo ne ha solo una: la sua (di lui) femminilità è ricacciata indietro nell’inconscio, e vi lotta contro, per questo il suo psichismo è elementare, atrofico, limitato, rudimentale, molto modesto. L’uomo ha affetti, la donna ama. Questo amare, assai prima di essere sentimento, è una forma cognitiva ignota all’uomo, che per legittimarsi ha bisogno di istituire saperi. Eppure, se ascoltiamo Agostino, non si conoscerà mai nulla se non tramite l’amore (non intratur in veritatem nisi per caritatem).

L'autore

dri

Riccardo Dri si è laureato in filosofia con i voti massimi ed ha iniziato una proficua produzione letteraria, che ha avuto una svolta cinque anni fa allorché si è incontrato con la psicanalisi ed entrando nella Associazione Psicanalitica Europea. In questo contesto ha prodotto “Viaggio nella Follia”, Eden editori, 2015, “Schizophrenia”, Youcanprint, 2016, “L’autismo è un umanismo”, Eden Editori, e questo ultimo “Speculum”, (325 voci bibliografiche, 746 note, 362 pagine). Ha successivamente pubblicato il secondo volume di Speculum, dedicato alla figura di Andreas Louise Salomé.

Il suo sito web


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Perché l'abbiamo scelto

Riccardo Dri propone un interessante viaggio alla riscoperta della donna e del femminile, guidandoci, attraverso l’analisi dei Miti greci e le parole di decine di autori, intellettuali e filosofi, dallo “speculum” alle “aenigmate”: dalla visione razionale, scientifica, con cui l’uomo ha imposto il proprio dominio millenario sulla donna, all’enigma, all’inconoscibile, alla totalità che unisce in sé anche i contrari, che è invece propria della donna.

Ce lo spiega attraverso il Mito, da Elena di Troia a Medea, da Giocasta a Lisistrata, esemplificando e rendendo così capibili a tutti temi, in sé, tutt’altro che facili. Porta poi questi temi nel mondo e nella società moderna, la nostra, fornendo profondi spunti di riflessione, come nel capitolo conclusivo, incentrato sul femminicidio.

Ne risulta un testo in cui il lettore, soprattutto se uomo, si ritrova spesso scombussolato, messo davanti a temi o argomenti spiazzanti; un testo, però, che non puà che arricchire di conoscenza chiunque lo affronti con curiosità e apertura mentale.

Una precisazione che ci pare doverosa: le lunghe sezioni introduttive potrebbero spaventare o scoraggiare il lettore non avvezzo, ma servono come base per capire meglio quanto viene espresso in seguito, che è invece, pur trattandosi sempre di un saggio di filosofia, spiegato in maniera fluida, interessante e scorrevole.


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