amazon e lettori

Amazon Contro Tutti

Continua oggi la mia riflessione, cominciata nel precedente articolo, in merito al ruolo di Amazon sul nostro mercato, e nata dopo la partecipazione a Firenze Libro Aperto. Durante un dibattito, a cui partecipavano autori e professionisti dell’editoria tradizionale e self, si è finiti a discutere del ruolo di Amazon nel mercato libraio, ed è risultato che tutti ce l’hanno con Amazon: le librerie, gli editori, gli autori e i lettori.

Amazon vs Lettori

I feticisti della carta: questo è un argomento sul quale tornerò nel terzo articolo di questa serie dedicata ad Amazon e al suo difficile rapporto con l’universo conosciuto.

Oggi ci occupiamo invece dei lettori. I feticisti della carta giocano un ruolo importante anche in questo caso, seppure le implicazioni e le conseguenze di questa ossessione rimangano confinate in una sfera più personale che economica o di mercato. Vado ad illustrare il mio pensiero.

Quando si parla di Amazon e di libri, viene subito in mente l’ebook. Il Kindle store ha contribuito in maniera davvero incisiva alla penetrazione nel mercato italiano del libro digitale. Le stime ufficiali parlavano nel 2014 del 50% di market share per Amazon con un incremento previsto nel 2015, nonostante due anni fa l’ebook abbia vissuto nel nostro paese un brusco rallentamento di tendenza. Nel 2016, secondo i dati forniti dall’AIE e recuperabili sul suo sito, il libro digitale ha riconquistato percentuali di mercato e ripreso a marciare con regolarità, sebbene gli italiani continuino a preferire il libro di carta a quello digitale.
I motivi? In primis, l’esigua percentuale di lettori forti e il basso numero di libri letti in un anno, che spesso non permettono di ammortizzare il costo di un e-reader e renderlo quindi appetibile all’acquisto. Incide parecchio anche la scelta dei prezzi alti praticati dalle case editrici, sopratutto per i testi di nuova uscita e, inspiegabilmente, anche per molti titoli storici, che hanno già alle spalle decenni di pubblicazione. Tra regalare un ebook a 99 centesimi e speculare su un altro a 10 euro in mezzo ci sono autostrade di opportunità per tutti , lettori ed editori.
Tornerò sulle logiche perverse del mercato nel prossimo articolo. Ora ora restiamo concentrati sui lettori.

Ho nominato i feticisti della carta. Il libro stampato ha indubbiamente il suo fascino! Ce l’ha? Per me no, visto che oltre la metà di ciò che leggo, nell’arco di un anno, esiste solo sotto forma di file. Posseggo un Kindle, ma non lo uso quasi mai, e preferisco il display del cellulare. Visto che il Samsung ce l’ho sempre con me, posso leggere dove voglio e quando voglio, senza dovermi trascinare dietro ingombranti e-reader o volumi di carta. Il telefono sta in una tasca: comodo e versatile, e ormai fa parte della nostra quotidianità. Questione di abitudine, ovvio. Sicuramente sul Kindle la lettura risulterebbe più agevole, non lo metto in dubbio. Al di là di questo, io credo che il libro di carta rispetto a quello digitale abbia il grande pregio — nessun fascino, solo indiscutibili prerogative — di preservare una certa eternità.
Un file  — l’ebook è un file  — è vincolato a diversi fattori tecnologici: il supporto fisico di lettura (l’e-reader), il software di visualizzazione, gli standard di formattazione e compilazione, tanto per citarne qualcuno. Questo significa che se io oggi acquisto un ebook sul Kindle Store o su Kobo, o dove preferite voi, quel file sarà legato al mio device e a certi standard di formato. Tra 10 anni potrei non avere più la possibilità di accedere a quell’ebook, per tutta una serie di fattori. Ad esempio, potrei aver smarrito il mio dispositivo di lettura o potrebbe non funzionare più, potrebbero essere cambiati i formati standard dei file (la tecnologia corre, corre e non si ferma mai) e i nuovi e-reader potrebbero non supportarli più o potrei, più banalmente, non avere più accesso al file. Pensate a tutte le foto digitali che negli ultimi dieci anni avete perso, tra formattazioni, furti, guasti o semplice obsolescenza tecnologica .

All’interno di questo sistema, il libro di carta si inserisce come nume tutelare della letteratura. Nella mia libreria conservo romanzi acquistati oltre 30 anni fa, che stanno ancora lì, fruibili e in bella vista. Certo, la carta si è fatta gialla, qualche cucitura ha ceduto e la colla si è seccata. Però i libri sono ancora lì e posso consultarli come e quando voglio. In questo caso direi che la cellulosa prevale sul bit senza alcuna possibilità di appello. Se devo preferire il libro stampato all’ebook, lo faccio per questo motivo. Il fascino non c’entra niente. Io i libri non li annuso  —  soffro di asma e le pagine stampate non sono un bel posto dove andare a ficcare il naso, letteralmente — e non amo maneggiarli più di quanto non provi piacere nel rigirarmi una mela tra le mani prima di addentarla.

Però l’ebook è pratico. Non posso negarlo. Se non ci fosse l’ebook molto probabilmente non riuscirei a leggere quanto vorrei, soprattutto per mancanza di tempo. Il libro digitale mi consente di ottimizzare i tempi della lettura: in fila alla posta o dal medico, nei momenti morti al lavoro, in metropolitana e in autobus, mentre aspetto un amico che tarda all’appuntamento e molte altre situazioni. Quando sono a casa, e ho del tempo libero  —  quando?  —  mi siedo in poltrona e leggo un libro di carta. Ma quei momenti sono sempre più rari, quindi se voglio leggere tanto devo attrezzarmi e sfruttare la tecnologia.

Amazon mi permette di acquistare ebook a prezzi vantaggiosi. Molto vantaggiosi. Spesso gli autori e le case editrici indipendenti, o lo stesso Kindle Store, propongono sconti e offerte a tempo che sono una vera e propria benedizione per infoltire il proprio cloud di lettura. Ovvio, da autore questo gioco al ribasso di Amazon mi fa storcere il naso  —  l’azienda di Bezos non è l’unica a praticarlo, sopratutto in ambito self  —  però da lettore ho tutto da guadagnarci.

Poi c’è la questione dei libri di carta che vengono venduti online. Molti lettori non comprano sul web perché preferiscono acquistare libri nelle librerie fisiche, sopratutto quelle indipendenti. E per molti di loro Amazon rappresenta davvero il demonio, perché ruba il lavoro agli onesti librai. Non fa pagare le spedizioni  —  quale oltraggio!  —   invogliando i clienti a preferire l’e-commerce alla chiacchierata tra gli scaffali con il dottissimo commesso della libreria  —  il cui scopo nella vita, diciamolo, non è portare soldi nelle casse del negozio, ma consigliarci con premura il tomo più adatto alle nostre esigenze, quasi fossero dei guru spirituali.

Il mio tono vi sembra polemico? Beh, lo è! Nel prossimo articolo vi parlerò del rapporto tra Amazon e le librerie. E vi spiegherò perché i librai stanno sbagliando tutto e perché non se ne rendono conto.
Tanto per non lasciare adito a fraintendimenti: io acquisto quasi tutti i libri di carta in una libreria indipendente, aspettando anche settimane prima di riuscire ad avere i volumi. Sono polemico con le librerie come lo sarebbe un padre nei confronti del figlio. Credo nel lavoro dei librai, ma molti di loro hanno sbagliato strategie e approcci di vendita, e ora puntano il dito contro qualcuno che non ha colpe. Qualcuno che, ovviamente, ha approfittato della loro distrazione per papparsi una bella fetta di mercato. E voi, avete già capito di chi sto parlando, vero?

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