interruzione capitolo

Come (e dove) inserire spazi bianchi e interruzioni

La parola ai nostri autori


articolo di
Andrea Micalone

Quando leggiamo un romanzo siamo avvinti dalle parole, poiché il senso e il sentimento di ciò che ci arriva sono dettati da esse.

Ebbene, questo è naturalmente vero, ma una parte non indifferente della questione la giocano anche gli spazi bianchi e la scansione dei capitoli.

Senza scomodare per forza la poesia, che dello spazio bianco, soprattutto in questo secolo, ha fatto il proprio punto forte, pensiamo invece a quanto sia utile un’interruzione nel punto giusto.

Lo spazio bianco, e l’interruzione in senso lato, vengono utilizzati, innanzitutto, per i cambi scena e i salti temporali, e sin qui, niente di strano (ne parleremo dopo). È però altrove che esso rivela la propria autentica forza.

Se fate attenzione noterete che, nei romanzi, nei film, nelle serie tv e, in generale, in ogni forma d’arte narrativa, nel momento della massima tensione (magari un colpo di scena) si inseriscono interruzioni che lasciano il lettore (o il telespettatore) ancor più in sospeso di quanto lo sarebbero con il solo colpo di scena; e questo non vale soltanto al termine di una sezione narrativa (un capitolo, una puntata o una scena), così da invogliare il pubblico a continuare la visione, ma anche all’interno di queste sezioni, quando la scena prosegue. Perché lo si fa?

Un esempio illustra la questione meglio di mille spiegazioni.

Immaginate di trovarci all’interno di un giallo, mentre il detective sta facendo il discorso conclusivo che lo porterà alla rivelazione dell’assassino. Non siamo al termine del capitolo, nonostante questo però, l’autore decide di inserire una pausa (uno spazio bianco) laddove in linea teorica esso parrebbe inutile.

Il silenzio scese nella stanza.
L’investigatore alzò la mano e disse: «Perciò l’assassino della contessa è, senza alcun dubbio…»
Gli occhi lo scrutarono da ogni punto.
«…il maggiordomo.»
                                       *
Il maggiordomo scoppiò in una risata simpatica e allegra. «Ma cosa dice? Io ho un alibi di ferro!»
«Il suo alibi si è arrugginito, signore. Ho una prova schiacciante.»

Ora, tralasciando l’orrenda battuta sull’alibi arrugginito (perdonatemela), è evidente che lo spazio (segnato dall’asterisco) tra la rivelazione e la battuta del maggiordomo non abbia alcuna utilità di scansione, di cambio scena, o di fine capitolo. È ben chiaro, difatti, che si rimane all’interno della stessa “inquadratura” e che la replica del presunto assassino sia immediata all’accusa. Allora perché l’autore (o presunto tale, dato che sarei io) l’ha inserita?

Riecco la stessa scena senza lo spazio.

Il silenzio scese nella stanza.
L’investigatore alzò la mano e disse: «Perciò l’assassino della contessa è, senza alcun dubbio…»
Gli occhi lo scrutarono da ogni punto.
«…il maggiordomo.»
Il maggiordomo scoppiò in una risata simpatica e allegra. «Ma cosa dice? Io ho un alibi di ferro!»
«Il suo alibi si è arrugginito, signore. Ho una prova schiacciante.

Notate come non sia cambiato nulla, eppure ora l’effetto finale è diverso.

Nel primo esempio (con lo spazio) alla rivelazione del detective si vive pienamente la sorpresa: l’interruzione, senza alcuna parola, ci fa vivere quel “ooooh” di stupore momentaneo indispensabile in un giallo.

Nel secondo esempio (senza spazio) invece la replica del maggiordomo, essendo immediata, non concede al lettore il tempo di stupirsi, e poiché giunge assieme a una “simpatica risata”, sminuisce anche le parole dell’investigatore che si tramutano da “accusa definitiva” in una semplice battuta che si confonde tra le tante del testo.

Ora, è evidente che l’esempio da me creato non entrerà nei best seller del thriller, ma rende l’idea di quanto sia fondamentale uno spazio bianco anche laddove, in linea teorica, non dovrebbe esserci.

Lo spazio bianco che crea un cambio di scena è invece molto più simile all’interruzione dovuta a un capitolo (in effetti, per certi versi, sta solo al gusto dello scrittore decidere quando inserire l’uno e quando l’altro, se la scena cambia).

Ciò che è fondamentale in un cambio-scena però non è l’interruzione in sé, ma il “corpo” del paragrafo o del capitolo che ne vengono interrotti. È indispensabile, infatti, che prima di chiudere la scena con la dovuta interruzione, qualcosa in essa sia avvenuto.

Quest’ultima affermazione potrà sembrarvi ovvia, eppure non lo è affatto. In una scena, infatti, per considerarla chiusa, non bisogna semplicemente far avvenire “qualcosa”, ma far sì che un evento capovolga la situazione iniziale.

Anche in questo caso chiediamo soccorso agli esempi.

Se in un capitolo narriamo l’incontro tra due amanti, in effetti avviene qualcosa. Possiamo dilungarci anche molto: descriveremo la loro cena, i loro dialoghi, la loro serata e, magari, anche la loro nottata; a questo punto siamo a posto?

No!

Se alla fine i due amanti si addormentano soddisfatti, il pensiero del lettore sarà: “a cosa è servito questo capitolo? Avevo capito che erano amanti al primo rigo.”

Difatti, è giusto fornire al lettore informazioni tramite una scena (il fatto che i due siano amanti), ma l’utilità narrativa del capitolo sarà nulla se la situazione finale rimarrà identica alla situazione iniziale.

Un capitolo può considerarsi utile, invece, quando al suo interno avviene un fatto che capovolge la scena, cioè crea un piccolo trauma e si chiude in una nuova situazione.

Ad esempio: una volta a casa magari si scopre che lui è una lei, o lei una lui, o lui è sposato, o lei è sposata, o quello che vi pare.

Adesso mi potreste obiettare: “non è obbligatorio infilare colpi di scena in ogni capitolo, altrimenti al lettore verrà l’ansia.”

Su questo avete ragione, ma per “trauma” infatti non intendo per forza un evento che sconvolga le vite dei personaggi; è sufficiente anche un qualche ripensamento, magari interiore (lui capisce di non amare lei, o viceversa), o una questione sciocca che muta momentaneamente la situazione (lui si ricorda di aver lasciato il gas accesso, perciò deve correre via e lascia lei molto delusa).

Quello che però importa, sempre, è non lasciare il lettore con un pugno di mosche in mano, concludendo il capitolo nel modo più semplice e naturale che ci si possa aspettare. Un capitolo, o per meglio dire, una scena che dà soltanto un’informazione, senza far progredire la storia, rischierà facilmente di risultare inutile o, ancor peggio, noiosa.

2 thoughts on “Come (e dove) inserire spazi bianchi e interruzioni

  • Rosa Alba Bucceri

    Ottimo! Per capire queste cose – non si tratta di mera tecnica – scrittori ed editor dovrebbero mettersi dalla parte dei LETTORI. Ciao, rb

    Rispondi
  • Virginia

    Davvero molto interessante!!

    Rispondi

Facci sapere cosa ne pensi...