blocco dello scrittore

Blocco dello scrittore: impariamo a conoscerlo

La parola ai nostri autori


articolo di
Andrea Micalone

Iniziare a scrivere un racconto o un romanzo dopotutto non è difficile. Presi dall’entusiasmo ci si lancia con vigore nel lavoro. In principio, quando si è pieni di idee e possibilità, è abbastanza semplice “riempire” le prime pagine del proprio scritto con fiumi di parole. Questo senso di fluidità, di “scrittura a cascata”, lo ha provato chiunque si sia seduto a un tavolo a scrivere, e a volte lo si accosta all’intuizione, all’ispirazione poetica, alle muse o a quello che vi pare.

Il problema però sorge quando le pagine cominciano ad ammucchiarsi e la meta finale risulta ancora lontana. Con i racconti è difficile arrivare a questo punto, poiché per definizione sono elaborati brevi; se però il nostro obiettivo è scrivere un romanzo, la lunghezza richiesta dalla storia non permette di scrivere sempre in preda “all’estasi artistica”, a meno che non siate capaci di creare in voi questa situazione con la semplice volontà.

Arriva dunque il momento in cui comincerà a sembrarvi di lavorare meccanicamente. A questo punto comprenderete se avete davvero il desiderio di scrivere il vostro romanzo, oppure se vi siete soltanto infatuati per mesi di questa bella fantasia.

Supponiamo però che voi siate quel tipo di persona che vuole scrivere davvero: come potete superare un simile momento di “piattezza narrativa”?

La risposta è più banale di quel che si crede: non si supera affatto questo momento, ma si impara a conviverci.

Come infatti avevo già accennato nell’articolo sull’idea di base, un romanzo non può essere scritto interamente in preda all’ispirazione, ma è in realtà un lavoro di attenzione e pazienza (enorme pazienza) che può richiedere anni prima di vedere la propria conclusione.

Se la vostra idea in principio è stata valutata davvero con precisione, dovreste trovare in essa la volontà sufficiente per andare avanti. Se invece, nonostante voi vi impegniate con tutti voi stessi, vi sembra sempre di più di arenarvi in un vuoto creativo, allora le possibilità sono due: o manca qualcosa al vostro testo ed esso richiede perciò uno studio più approfondito sulla trama (occorre insomma lavorare ancora sull’idea, per capire meglio dove si stia andando a parare); oppure dovete accettare il fatto che quello che state scrivendo, per qualche ragione non del tutto chiara, non è più in grado di farvi dare il meglio, e allora è bene abbandonarlo. Prendere quest’ultima decisione è difficile quando avete scritto molte pagine, ma a volte è meglio lasciar morire tutto, piuttosto che continuare a tenere in vita un organismo in coma.

Se però l’idea in voi continua a essere salda sulle proprie gambe e sentite che occorre continuare, fatelo con metodo.

Un consiglio che ritengo validissimo è quello secondo cui bisogna scrivere tutti i giorni alla stessa ora per la stessa quantità di tempo. All’inizio vi sembrerà difficoltoso forzarsi a un simile “orario lavorativo”, ma quando si è alle prime armi molto spesso il problema di un blocco non è nel romanzo in sé, ma proprio nella scarsa disciplina. Obbligarsi invece a scrivere sempre con il tempo diventa una tale abitudine che vi sentirete vuoti quando non lo farete più.

Inoltre (non voglio fare psicologia da quattro soldi, ma ve lo dico lo stesso) credo che scrivere sempre alla stessa ora in qualche modo influenzi la propria mente. È come essere abituati a pranzare sempre alla stessa ora o andare a correre tutti i giorni nello stesso momento; anche la mente si abitua alle attività, e se la forzerete a scrivere sempre nella stessa sezione di tempo, comincerà a sembrarvi d’essere capaci di scrivere bene soltanto in quei momenti.

Un altro consiglio per non arenarvi in un vuoto creativo o nella piattezza, è inoltre quello che dava Hemingway:

“La cosa migliore è sempre fermarsi quando stai andando bene e quando ancora sai che cosa succederà dopo. Se lo fai tutti i giorni quando stai scrivendo un romanzo non ti sarai mai arenato. Questa è la cosa più preziosa che posso dirti, per cui cerca di ricordartela.”

Dunque non continuate a scrivere a oltranza sino a quando avete consumato tutte le vostre idee. Fermatevi quando sapete come continuerete la storia il giorno dopo. In questo modo, anche se al mattino seguente vi sentirete distratti e svogliati, all’ora stabilita vi siederete e saprete già cosa fare. In questo modo non potrete arenarvi, perché anche nel vostro momento meno creativo e più arido, avrete sempre qualcosa di cui scrivere.

2 thoughts on “Blocco dello scrittore: impariamo a conoscerlo

  • Nadia Bertolani

    Sono d’accordo sull’idea di abbandonare una trama che non funziona e, infatti, molto del mio tempo se ne va in questo modo; è vero che non bastano pochi mesi per scrivere un romanzo se pur breve, almeno è quello che succede a me (4 romanzi in 20 anni non sono quel che si dice una produttività alla Simenon). Quanto agli orari di scrittura come appuntamenti obbligatori, non saprei, non ho mai provato… Comunque è bene discutere di metodi (o di assenza di metodi), ci sono molte affinità tra chi scrive, tante quante sono le diversità. Grazie.

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  • Andrea Micalone

    Sì, hai ragione, è sempre bene discutere di vari metodi, poichè dopotutto in questo campo non c’è nulla di assoluto, dunque ogni punto di vista può essere egualmente valido.
    Per quanto riguarda lo “scrivere ad orari” a parer mio funziona, e aiuta molto anche nel guadagnare una disciplina professionale. Se non hai mai provato, ti consiglio di tentare per qualche mesetto e vedere come ti trovi.
    Grazie a te!

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