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Nell'altra stanza

(tre racconti sull'altrove)

Tina Caramanico

Nell'altra stanza

Tango. Nella semioscurità delle vecchie scale, seguo l'oscillazione onnipotente dei suoi fianchi, mentre lei sale davanti a me, e danza al ritmo di una musica languida e infuocata. Tango. Il suo culo tondo tende e rilascia, a ogni gradino, il vestito aderente, rosso come il mio desiderio, che mi sfinisce e mi sprona. A salire, a seguirla, a sfiorare con una mano implorante la sua carne piena di grazia, perché si fermi infine, e si conceda. Lei sente la mia carezza, la mia tristezza di bambino bisognoso, e si gira, si blocca un attimo e ride: “Quanta fretta, Alejandro! Quanta fretta!” Poi, prima ancora che io possa raggiungerla e abbracciarla, spogliarla qui, e prendere ciò che è mio contro il muro scrostato, lei si volta e, con un sorriso che ormai non vedo più ma già conosco bene, riprende a salire, abbandonandomi alla mia carnale disperazione, che non può attendere un minuto di più. Tango. Ansimante per la passione e non per la fatica, danzo anch'io sulla musica che geme, minaccia e promette. Seguo il suo culo trionfante, vedo la sua pienezza sotto la stoffa morbida e, da principiante quale sono, danzo anch'io, tanguero da strapazzo, ballerino di una sola notte. La raggiungo al terzo pianerottolo, la abbraccio da dietro senza nessuna pietà, e le mie mani corrono dove possono, in fretta, con l'ansia del tempo che è poco e traditore. Sento il seno, generoso ma troppo morbido, troppo ubbidiente. Accarezzo il ventre e scopro che la pelle non ha più il turgore dei primi anni, dell'amore inesperto e della bellezza. Tocco di sfuggita il viso, il sorriso, e le pieghe sotto il mento, le guance rilasciate mi parlano di molti amori, molte notti di tango già andate, che hanno lasciato i loro segni, la loro stanchezza sul corpo, per sua tragedia non immortale. Ma poi scendo sui fianchi, e ritrovo il senso del mio desiderio: so che siamo fatti l'uno per l'altra, che balleremo insieme questa notte. Balleranno insieme la mia tristezza e la sua gioia misteriosa, la mia giovinezza e la sua pelle rassegnata di femmina quasi vecchia. Riprendiamo a salire, restando abbracciati. Le mie mani intanto la accarezzano, danno forma compiuta anche alla sua voglia. Sento il suo seno che risponde, le natiche che premono contro di me, la sua bocca che cerca avida la mia mano di passaggio. Si lamenta piano, e sento il suo sesso che sta per aprirsi, come un fiore notturno. Arriviamo alla porta, che Dio sia lodato. Lei si stacca da me, cerca le chiavi nella borsetta, sembra ricomporsi ma sorride ancora, a mezza bocca, e ha occhi che aspettano l'amore. Balleranno insieme la mia tristezza e la sua gioia esuberante, la mia giovinezza e la sua pelle cadente di femmina quasi vecchia. Entriamo in casa, sia benedetto il Signore. Chiude la porta, mi guarda, siamo soli. Tango.

Le 5. Anche stamattina mi sono alzata troppo presto: quella maledetta non mi lascia dormire in pace, mi agito e poi al mattino devo saltare giù dal letto, per sottrarmi all'angoscia che mi soffoca. Sono sfinita. Devo farmi un caffè, subito, altrimenti non ce la faccio a cominciare questa giornata schifosa.

Ma ecco, come al solito. Guarda cosa c'è in cucina: i piatti ancora da lavare, la tavola piena dei resti della cena. Non si fa così, però. Non si fa.

Va bene, mi siedo appena un attimo: aspetto almeno di aver bevuto il mio caffè, prima di provare a rimettere ordine in questo caos. Ma sono stanca di tutto questo, stanca davvero.

Entriamo in casa. Mi si è strusciata contro come una gatta in calore per tutta la strada, e sulle scale che non finivano mai. Si stacca da me e mi spinge a destra, verso la cucina. Le afferro la mano e gliela sistemo sui miei pantaloni, perché senta il mio cazzo: “Nossignora. Andiamo in camera, ceniamo dopo.” Ride, sa che sono pronto, che non posso più aspettare, e ride: “Quanta fretta, Ignacio! Quanta fretta. Prima si cena, a casa mia. Non sono una puttana.” E lubrica si accarezza la scollatura che ho tormentato con le dita per tutta la sera, e nega ciò che ha detto con la sua bocca di un rosso spudorato, ormai disfatto dai miei baci.

Rassegnato mi sistemo a tavola. La guardo mentre si lega un grembiule bianco attorno alla vita e comincia a muoversi davanti ai fornelli, voltandosi ogni tanto per regalarmi un sorriso malizioso: “Vedrai che delizia, vedrai.” e sa bene che non stiamo parlando del cibo, non solo del cibo. Io intanto, silenzioso, ammazzo il tempo allungando occhiate distratte ai vecchi mobili di legno chiaro, alle piastrelle verdi, alla lampada bianca che illumina poco convinta la tavola apparecchiata per due. Poi lei si avvicina e mette un vecchio vaso di vetro in mezzo al tavolo, con una rosa scarlatta troppo aperta, che già perde i petali. Mi sorride, mi fa l'occhiolino e torna alla cucina. Affondo lo sguardo, da lontano, nei suoi fianchi, sotto il vestito nero stretto di velluto. Quando si gira un po' immagino il seno, come sarà fuori dalla prigione della scollatura, della biancheria. La faccia no, non la guardo: la sua bocca è come la rosa nel vaso, ormai sfatta, profumata solo di desiderio e di nostalgia.

Ieri sera lei, la Signora, è rientrata con un uomo. Uno nuovo tutte le volte che esce a caccia. Ha un rituale, sempre il solito: dopo averlo rimorchiato in qualche locale equivoco, se lo porta a casa e gli prepara da mangiare, con la scusa di qualche segreta ricetta afrodisiaca. E' brava in questo, lo so: sa creare tensione e aspettative che vanno ben oltre la sua modesta apparenza. Perché, bisogna ammetterlo, malgrado i vestiti vistosi e il trucco, lei non è davvero granché; non so proprio come faccia ad attirare qui tutti quei maschi. Ma comunque ci riesce, li fa mangiare, li riempie di chiacchiere e speranze lascive e infine se li porta di là, nell'altra stanza.

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Nell'altra stanza
(tre racconti sull'altrove)

Tina Caramanico

nell'altra stanza
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Tre racconti di diverso genere (noir il primo, di fantascienza il secondo, mainstream il terzo), che condividono il tema dello spaesamento, dell'essere e sentirsi altrove rispetto a se stessi e alla propria vita.

Nell'altra stanza
Nello stesso appartamento due presenze femminili, opposte ma inseparabili: una lavora e mette ordine, l'altra seduce uomini e se li porta, ogni notte, “nell'altra stanza”.

Altrove
Una straordinaria gravidanza sconvolge l'apparentemente tranquillo menage di un maturo professore universitario e della sua giovane, misteriosa compagna.

Shopping compulsivo
Una donna occidentale si muove per le strade caotiche di Tokyo, lasciandosi andare ad acquisti insensati. Può evadere così, solo per alcune ore, dallo straziante dolore che nasconde anche a se stessa.

L'autrice

caramanico

Tina Caramanico vive in provincia di Milano. Ha pubblicato: nel 2011 la raccolta di poesie “Guida a Milano invisibile”, Nulla Die Editrice; nel 2013 le raccolte di racconti “Le cose come stanno”, Officine Editoriali; “Oltre l'incerto limite”, Runa Editrice; “Piccole storie oscure”, 0111 Edizioni; nel 2015 la novella “In memoria”, Nero Press Edizioni e la raccolta di poesie “I poeti non servono a niente”, Ottolibri Edizioni.
Altri racconti e altre poesie sono uscite in formato digitale per le case editrici Lillibook, L'Espresso-Storie Brevi, 0111 Zed Lab, in antologie collettive, su riviste e sul web. “Nell'altra stanza (tre racconti sull'altrove)” è il suo primo esperimento di autoproduzione.

Il suo sito web


cartoleria

Perché l'abbiamo scelto

I racconti di Tina Caramanico mantengono le promesse: coinvolgenti, stranianti, spiazzanti.

Una scrittura elegante e pulita, che sa dare anche a una giornata di shopping un tocco di mistero, tingere una gravidanza di rimembranze lovecraftiane, accompagnare il lettore sulla strada della scoperta per poi sorprenderlo con quel tassello in più.


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