Un Piatto Freddo

Andrew Next

Prologo

Conrad, intento a spalare letame, spera sempre che il vento possa dargli un valido aiuto nel suo lavoro, ma nel frattempo ha legato un fazzoletto davanti al viso dopo averlo riempito di erbe aromatiche per mitigare il tanfo. A quanto pare neanche il vento ha molta voglia di entrare nelle stalle.

Anche così la puzza è più che tollerabile, ma le erbe essiccate pizzicano la faccia. Il resto del suo corpo non è più felice: i muscoli gli dolgono per lo sforzo e, nonostante il freddo, suda copiosamente. Dimostra molto più dei dodici inverni che ha sulle spalle: alto quanto un ragazzo di due-tre anni più vecchio, complici la vita in fattoria, il lavoro e lo studio, sta sviluppando una discreta forza, bei riflessi e un intelligenza vivace che si riflette nei suoi occhi verdi dallo sguardo intenso e penetrante.

Si ferma un'istante per riprendere fiato e controllare il lavoro svolto fino a quel momento: ha ripulito quarantacinque stalli esatti, gliene mancano altri cinque per finire quella stalla e altri venticinque in quella accanto, ma ha davanti ancora un paio d'ore prima che Luigi, un elasson e uno dei migliori amici di suo padre, suoni la campana del pranzo.

Sorride.

Il ritorno dalla Fortezza dei Latàr con la mandria è stato poco meno di una marcia trionfale: suo padre lo ha strapazzato di abbracci e pacche sulle spalle, gli ha ripetuto un'infinità di volte che è orgoglioso di lui e che se lo desidera può tornare a dormire nella sua camera, invece che nella stalla. Conrad, ha accettato subito: dormire in una stalla vuota è ben diverso che dividerla con cinquanta cavalli. Senza contare che Luigi, dopo aver ascoltato la storia dei razziatori di Etsiqaar, ha smesso di chiamarlo ladro di torte: questo per Conrad significa davvero molto. Non è stato lui a rubare quella torta, ma ha scelto di non rivelare la verità e non è per nulla pentito di quella decisione.

Riprende a spalare con la solita lena: vuole finire la pulizia prima di pranzo per poi avere il tempo di lavarsi e cambiarsi d'abito.

Anche La-Wonlot e Diana, i due ragazzi con cui ha stretto amicizia durante la sosta presso la fattoria Latàr e grazie al cui aiuto ha sgominato la banda di razziatori, si trovano alla fattoria di Conrad e in quel momento si stanno occupando ognuno di una stalla.

Diana Latàr, sedici anni, occhi verdi, naso all'insú spruzzato di lentigini, è l'ultima degli otto figli dei signori Latàr. Ha tentato con ogni mezzo di lasciare la fattoria fortificata dei genitori, che per lei desideravano un futuro fatto di lavoro dentro una fattoria, tra vacche e bambini senza soluzione di continuità. Diana ha rifiutato questo destino e ha tentato ogni strada per scongiurarlo: incluso cercare l'aiuto di estranei che si rivelano essere dei razziatori. Resasi conto dell'enormità del disastro che aveva scatenato ha aiutato Conrad per porre rimedio e salvare i propri cari.

La-Wonlot di un anno più grande ha la pelle olivastra, i capelli corvini che porta raccolti a coda di cavallo e un fisico possente. Possedeva anche un altro nome: Rahe Ruatca3, ma che non usa più. Suo padre è La-Kae, il capo degli Etsiqaasit, la tribù dell'altopiano; avrebbe voluto che sposasse la figlia di un suo amico per rafforzare i legami all'interno della tribù e, in particolare, del proprio Clàn. Per nulla d'accordo e complice anche il caratteraccio della fanciulla in questione, La-Wonlot ha abbandonato la tribù e cambiato il proprio nome con quello attuale che significa "Lupo Solitario". L'incontro con Conrad e il pericolo in cui è incorsa Diana l'hanno spinto a riappacificarsi con l'anziano genitore e ottenere il suo aiuto per liberare la famiglia di Diana e quella di Conrad, prigioniere dei banditi.

Tutti e tre, non appena finito di spalare nella stalla di competenza, si recano nella quarta stalla, quella con l'insegna dell'idra, per spalare circa un terzo degli stalli ciascuno. In realtà, come per un tacito accordo, Conrad e La-Wonlot divideranno a metà il lavoro, lasciando a Diana più tempo per riposarsi. In cambio Diana prende uno dei due carri già caricato col letame e lo va a scaricare nel letamaio.

La mattinata trascorre in fretta, Conrad ha appena finito di lavarsi che è raggiunto dal suono squillante della campana. Mette in ordine le proprie cose dentro lo zaino, infila quest'ultimo in un vano del sottotetto e scende dabbasso, veloce come un gatto, verso la cucina, i lunghi capelli neri ancora bagnati sembravano brillare di luce propria.

Le sue cose erano una gran quantità di libri, uno zaino più grande all'interno che all'esterno ed un bastone lungo un metro e mezzo color ebano, con un micidiale rostro d'acciaio da un lato e un drago dorato avvolto in spire sull'altro, cesellato nell'atto di spiccare il volo. Tanto i libri, quanto lo zaino ed il bastone sono appartenuti ad un mago vissuto secoli prima, Flantius Miyosot detto anche Colle Ondoso per via della sua… morbidità; da quelle parti era considerato una leggenda al pari di Halden Lancia–degli dei. Sui libri Conrad poteva dire poco, a parte il fatto che alcuni erano scritti in una lingua a lui, ma anche per Ivilas, ignota e di quelli leggibili solo uno era scritto in modo comprensibile, secondo Conrad. Secondo Ivilas era solo un problema di ignoranza: lei conosceva molte cose riguardo la magia, ma quei libri erano stati scritti almeno duecento anni prima che lei nascesse. Promette a Conrad che al prossimo viaggio a Malichar avrebbe svolto qualche ricerca in merito: Colle Ondoso è famoso a Nadear, noto a Kirezia, ma oltre i confini della Repubblica è un illustre sconosciuto. Invece ha potuto dire molto a Conrad riguardo il bastone: dispone di incantesimi di resilienza, resistenza e mira di eccezionale potenza. Con quello in mano anche un perfetto imbecille ha buone possibilità di difendersi da un attacco fisico e di resistere ad uno magico.


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