intervista

Quattro chiacchiere con Gianluca Turconi

Oggi incontriamo uno degli ultimi arrivati sulla nostra vetrina, Gianluca Turconi: scrittore prolifico con molti titoli all’attivo e un passato legato alle case editrici tradizionali, ci regala in questa intervista qualche consiglio e il suo punto di vista sul self publishing.

Consigliaci due libri: uno tuo e uno di un tuo collega self publisher.

Sono particolarmente legato al genere thriller come autore e alla narrativa fantascientifica come lettore. Per questo motivo, mi sento di consigliare il mio “Protocollo Aurora” e “Il Male della Galassia” di Marco Alfaroli.

Il primo è un viaggio drammatico nei bassifondi criminali della ricerca medica e farmaceutica che mette a contatto le nostre periferie metropolitane con insospettabili ambienti internazionali, nei quali la cronaca nera nostrana appare sotto una luce completamente nuova, legata ad avvenimenti storici e sociali del passato e del presente.

Il secondo libro è invece un’ottima space opera che ci introduce in un mondo con razze davvero aliene, costruite con sapienza anche visiva, dato che l’autore è in aggiunta un bravo illustratore.

Cosa ti piace e cosa no del mondo Self Publishing?

Del Self Publishing mi piace soprattutto la libertà che mi consente di realizzare l’opera come meglio preferisco, dall’inizio alla fine, scegliendo editor e illustratori, senza preoccuparmi di tendenze commerciali e gusti personali dei dipendenti delle case editrici. Incidentalmente, questa libertà mi ha permesso di venire in contatto con altri autori che la ricercano, scrittori anche molto bravi che hanno scelto il Self Publishing con cognizione di causa, specialmente in generi spesso bistrattati dall’editoria nostrana, come la fantascienza, il fantasy e il crime e action thriller in cui domina un’esterofilia spinta.

Di quest’ambiente, invece, non mi piacciono le stigmate di bassa qualità che hanno le opere. Non essendoci filtro nella pubblicazione, può capitare che alcune di esse siano davvero illeggibili, ma il lettore ha anche la possibilità di identificare al volo gli autori capaci di gestire questo processo da un punto di vista professionale, per quel che riguarda sia il testo dell’opera dal punto di vista letterario sia il “prodotto libro” che deve presentarsi almeno a un livello accettabile di qualità, per impaginazione, correzione delle bozze e quant’altro.

Perché hai scelto di pubblicare in Self Publishing?

Ho pubblicato con case editrici tradizionali sia italiane sia straniere e per un lungo periodo ho anche avuto un agente letterario con cui mi sono “persino” trovato piuttosto bene (per la cronaca si trattava della Nabu – International Literary & Film Agency), ma devo dire che non ho particolarmente apprezzato il mondo editoriale italiano. Mi sono imbattuto in editori-squali con cui si è finiti per vie legali, altri che lavoravano ottimamente con gli autori, ma che sono poi falliti perché troppo piccoli per competere con chi domina quel mondo di cui ho parlato prima, e altri ancora che tuttora vivacchiano facendosi trascinare dalle mode editoriali del momento.

Alla fine, ho preferito far valere in autonomia quel che ho imparato, nel bene e nel male, dedicandomi al Self Publishing. È un modo per essere editori di sé stessi e, forse, per non arrivare a compromessi con alcune storture dell’editoria italiana.

Perché ti sei candidato alla selezione di Extravergine d’Autore?

Mi piacevano le vostre modalità di lavoro riferite al Self Publishing e avevo visto che altri autori self con cui collaboro e apprezzo personalmente, come Andrea Micalone, erano stati selezionati in passato. Dato che cerco, per quanto mi sia possibile, di tenere un approccio professionale nell’autopubblicazione e di mettermi in gioco nei confronti dei lettori, la vostra iniziativa mi è parsa adatta a entrambi quei punti.

Da quel che ho potuto vedere nel corso della procedura di selezione per Extravergine d’Autore non mi ero sbagliato.

 

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