5 Monomanie del Self-Publisher

La parola ai nostri autori


articolo di
Andrea Micalone

Quando arriviamo al punto di autopubblicare il nostro scritto, siamo pieni d’entusiasmo.

Non vediamo l’ora di correre sulla classifica di Amazon per vedere quante migliaia di copie abbiamo venduto (con conseguente delusione); non vediamo l’ora di leggere le mirabolanti recensioni che sicuramente usciranno (e invece no); non vediamo l’ora che tutti gli amici e i conoscenti si complimentino con noi per il capolavoro che abbiamo scritto (ah!); ecc.

Ecco, questi sono errori che ho fatto e che ho visto fare a quasi tutti i self-publisher che ho conosciuto. Non ho in mano delle statistiche, ma mi azzardo a dire che il 99% degli autopubblicati hanno attraversato, seppur in modi diversi, queste fasi.

Ho pensato dunque di fare tesoro di queste esperienze e lasciare qualche consiglio a coloro che stanno mettendo piede adesso in questo mondo, nella speranza che non ripetano gli stessi errori.

In principio pensavo di scrivere un solo articolo, ma gli argomenti mi hanno preso così tanto spazio che infine ho diviso l’elenco in due parti.
Ecco a voi, dunque, la prima! (Ovviamente si scherza un po’… ma neanche tanto. Se vi riconoscete in questi comportamenti: tranquilli, è tutto normale).

1 – Leggere ogni dieci minuti la classifica Amazon (o di altri siti… ma alla fin fine solo Amazon conta).

Non negatelo. Tutti voi, self-publisher, lo fate o lo avete fatto. E purtroppo questa ossessione, nel momento in cui le cose dovessero iniziare ad andare bene, aumenterà soltanto.

Mi si potrebbe opporre che non fa male a nessuno (solo a noi stessi), ed è vero, ma io credo che provochi una tensione quasi asfissiante. Passano giorni e giorni, e magari il libro non sale, il che vuol dire che nessuno lo ha comprato, il che vuol dire che forse non è interessante, il che vuol dire che forse sarebbe bene rimuoverlo, il che vuol dire che forse è bene andarsi a nascondere in una remota grotta birmana, ecc.

Ecco, il consiglio in questo caso è il più ovvio: state calmi.

All’inizio è troppo presto per tirare conclusioni. Non buttatevi giù subito, e non tempestate di email e messaggi la gente (vedi punti successivi) per spingerla a comprare il vostro libro. Armatevi di pazienza e aspettate.

Occhio, però! Questo “all’inizio” non durerà due giorni. Durerà mesi e mesi, forse anche un anno. I libri hanno bisogno del passaparola per crescere, e il passaparola non nasce in un batter d’occhio.

Se invece dopo un anno e mezzo (circa) le copie vendute sono ancora un numero a sole due cifre, e sotto la ventina, allora potrete cominciare a dubitare finalmente del vostro “capolavoro”.

2 – La pubblicità.

La pubblicità ben fatta è giusta. Anzi, giustissima!

Un post adeguato attrae, o comunque è utile a richiamare l’attenzione. Magari non scatenerà chissà quali eventi, ma smuoverà l’interesse di qualcuno.

E anche segnalare l’uscita del proprio romanzetto a blog e siti web è un’ottima idea. Vi invito a farlo.
Ma…
MA…

Ma che sia una e una sola mail per ogni sito!

Tempestare di messaggi degli emeriti sconosciuti perché pretendete risposta immediata, scatenerà nel ricevente degli istinti ferini scomparsi ormai dall’età della pietra. Del resto, mettiamoci nei panni di quei malcapitati: ritrovarsi decine di mail, inviate dalla stessa persona, colme di errori grammaticali, a volte persino identiche tra loro, è qualcosa che farebbe imbestialire anche un koala.

E quindi: inviate un unico messaggio, breve, semplice e funzionale. Altrimenti la gente vi manderà al diavolo (spesso col silenzio, ma a volte anche in modo esplicito).

3 – I conoscenti.

Quando si spargerà la voce che scrivete libri (o quantomeno che tentate di farlo), tutti i conoscenti, anche quelli lontanissimi, verranno a saperlo. Con i social poi, questo fenomeno si è accresciuto in modo mostruoso. Vi accorgerete nell’arco di pochi mesi che persino il cugino dell’amico del cognato del marito della zia del nonno del nipote che al mercato mio padre comprò, sapranno che voi scrivete, e se vi ritroverete nella stessa stanza si complimenteranno persino con voi.

Questo, all’inizio, riempirebbe di entusiasmo chiunque, dunque figuriamoci noi miserabili scribacchini.
E tutta questa gente, tutti questi conoscenti anche lontanissimi, giureranno su tutta la propria genealogia che vogliono assolutamente leggere il vostro libro e che lo compreranno quanto prima.

Un self-publisher allora, inevitabilmente, inizierà a farsi i conti sulle copie vendute basandosi proprio su questi “sondaggi”. Arriverà così a delle conclusioni che sfiorano il centinaio di vendite in pochissimi giorni.

Poi, giunge il fatidico momento in cui gli arrivano i guadagni e i conteggi reali, e scopre così che… gli acquisti sono stati un numero compreso tra 3 e 5, con un margine d’errore di 6.

Orrore! Tradimento! Raccapriccio! Nessuno di quei conoscenti ha dunque mantenuto la parola!

Be’, stiamo calmi.

È vero: la gente promette e non mantiene. Ma mettiamoci nei loro panni: cosa avremmo fatto al loro posto? E, domanda ancora migliore, quante volte ci è capitato davanti qualcuno che aveva scritto un libro/pubblicato un disco/fatto uno spettacolo, e noi gli abbiamo promesso il nostro sostegno, per poi dimenticarcene dopo dodici millisecondi?

Non è cattiveria.

Siamo fatti così: dei conoscenti non ce ne frega nulla. E dunque, simmetricamente, ai conoscenti non frega nulla di noi.

È nel pubblico degli sconosciuti che dovete invece confidare. Sarà quello a darvi soddisfazioni, se le soddisfazioni arriveranno.

4 – Le Recensioni.

Le aspettiamo, le desideriamo, le bramiamo.
E poi escono.
Purtroppo, ce ne sono di tre tipi, e vanno prese tutte con estrema calma.

Il Primo Tipo: Le Entusiastiche – Dove una blogger (di solito quattordicenne) sostiene che il vostro è il più bel libro che abbia mai letto. Il che tecnicamente è vero, perché ha sì aperto un blog letterario, ma non ha mai letto libri prima del vostro. Condisce inoltre il tutto con farfalline e sbrilluccichii, e quando muovete il mouse sul suo sito, dietro il puntatore si disperde polvere di fata (escludendo le ironie, seppur non sempre con questi estremi, queste recensioni “meravigliate e meravigliose” sono le più diffuse).

Il Secondo Tipo: Le Stroncature – Dove un blogger (di solito ultratrentenne) disintegra il nostro fantasy per adolescenti con l’accusa che non vi ha ritrovato il bello stile di Proust né la visione sociale di Dostoevskij. Protestare non serve a nulla, dunque non fatelo. Il vostro libro non vincerà il Premio Nobel, e perciò merita soltanto il rogo sulla pubblica piazza per mano della Santa Inquisizione.

Il Terzo Tipo: Le Rarissime – Avrei potuto chiamarle “Le Ponderate”, ma sono così poche che è bene far risaltare l’attenzione sul loro numero. In queste, un qualsiasi blogger (maschio o femmina, di qualsiasi età) dice con parole semplici ma nette che il vostro scritto è leggibile, che ha qualche idea carina, ma che c’è ancora da lavorarci un po’ per renderlo buono. Queste sono le uniche recensioni utili e, a parer mio, oneste.

5 – “Che se ne parli male, basta che se ne parli”.

È una delle frasi base che dissi, e che ho sentito dire anche da tanti altri (tutti?). Ogni self-publisher, in principio, quando deve decidere definitivamente se rendere pubblico il proprio scritto, sostiene nel proprio cervello questo concetto. Infatti il suo timore è che il libro non sia abbastanza bello per il pubblico, e dunque il pubblico ne potrebbe parlar male. Da questo, segue la suddetta conclusione.

Ora, il timore che lo scritto non sia ancora sufficientemente degno di lettura è legittimo, e dovrebbe essere preso sul serio molto più di quanto lo si fa di solito. Ma il problema che tutti sottovalutiamo, in realtà, non è quello dell’antipatia suscitata dal/nel pubblico o della mediocrità del nostro lavoro, ma l’atroce indifferenza verso di noi. In altre parole, siamo solo una goccia in un mare, e pensare di suscitare scalpore o disgusto è già sopravvalutarsi troppo.

Al massimo susciteremo uno sbadiglio.

E quindi al “che se ne parli male, basta che se ne parli” dovremmo sostituire, con molta più umiltà, un: “Ma chi vuoi che ne parli? Non ne parlerà proprio nessuno”. In questo modo, qualsiasi risultato otterremo, positivo o negativo che sia, sarà migliore delle nostre aspettative (realistiche).

All’appello mancano ancora cinque monomanie tutte self, quindi non perdete la prossima puntata!

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