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14 motivi per cui smetto di leggere un libro

Negli ultimi anni, io e i miei colleghi di Extravergine d’autore, abbiamo letto moltissimi libri di autori self. Personalmente il mio numero di libri letti all’anno è triplicato da quando è nato questo progetto ma, con la famiglia, un bimbo di 4 anni, un nuovo lavoro e un romanzo da terminare, il tempo al contrario si è ristretto.

Ecco perché, a malincuore, mi capita di abbandonare dei libri prima di arrivare alla fine. Perché lo faccio? In genere per uno di questi quattordici motivi:

1. Manca un contesto

Questo è un problema che si evidenzia già dalle prime pagine; magari tu le hai riempite di azione, salti acrobatici, fughe rocambolesche, magie esplosive, ma io leggo e mi chiedo: “Cos’è?”

La prima cosa che mi serve è un contesto, sapere perché lo stai scrivendo, perché il tuo personaggio è lì, perché fa quello che fa. Devi trascinarmi nella storia dalla prima riga. Non ho bisogno di tutti i dettagli ma ho bisogno di sapere cosa sta succedendo e perché.

Se non lo fai subito, la mia confusione aumenterà di pagina in pagina e arriverà il punto in cui, sommerso in un caos che mi fa sentire estraneo alla storia, abbandonerò il libro.

2. Non c’è posta in gioco

Dietro ogni buona storia c’è un conflitto. Ne avevo già parlato ma è importante ribadirlo anche qui perché se non c’è una posta in gioco, un rischio (fisico, morale, sociale…) per il personaggio, allora non esiste storia, non hai nulla da raccontare.

E se non c’è storia, perché dovrei continuare a leggere?

3. È tutto in superficie

Un libro può essere molto più del raccontare una storia. D’accordo, se vuoi semplicemente intrattenermi non mi aspetto di trovare risvolti filosofici nella tuo romanzo (anzi, potrebbero pure fare peggio!) ma almeno un ulteriore piano di lettura, intravedere un messaggio tra le righe.

Potrei anche accontentarmi di una bella storia senza pretese, ma che almeno i personaggi siano psicologicamente approfonditi e non tutti uguali, che le vicende siano intrecciate con sapienza, che si veda il cervello fumante dell’autore dietro le parole.

Perché se sembra una storiella scritta tanto per pubblicare un libro, sono più che legittimato ad abbandonarla.

4. Il troppo stroppia

Questo è tipico dei fantasy: già dalle prime pagine sbatti la testa su un mondo dove non vale una singola legge fisica che conosciamo, abitato da almeno cinque razze diverse (tutte ovviamente in conflitto tra loro) e dove incontrare giganti che passeggiano con viverne al guinzaglio è cosa comune. Andando avanti nella storia scopri almeno una trentina di personaggi, da cui è difficile distinguere il protagonista, tutti ovviamente con nomi pieni di lettere strane e apostrofi e ognuno con un suo conflitto interiore da risolvere prima di pagina 1200 (o entro il terzo capitolo della saga).

Ecco, a meno che tu non sia un nuovo Tolkien, credo proprio che non riuscirò ad arrivare alla fine.

5. E il poco annoia

Se nel libro non hai messo qualcosa di tuo, se ci sono solo alcuni cliché presi dalle tue letture preferite e messi insieme perché ti piaceva come suonavano le parole una dietro l’altra, se il conflitto c’è ma è così esiguo da risolversi in poche pagine, ecco, se è una cosa un po’ così, beh… probabilmente anch’io finirò per leggerlo un po’ così…

6. La spiegazione non regge

Questo invece è tipico dei gialli, o comunque dei libri che hanno elementi di mistero nella trama. Spessissimo ci si ritrova davanti a soluzioni del caso raffazzonate, che non stanno in piedi solo nella testa dell’autore. Oppure a misteri così inconsistenti che li hai risolti ancor prima di leggerli. O ancora, per mantenere alta la suspense l’autore infila una serie dietro l’altra di misteri, fino al limite del parossismo, e alla fine il lettore neppure ricorda più dove tutto era iniziato. E a quel punto molla…

7. Nessuna voce

Non è certo uno dei motivi che da solo basta a farmi abbandonare un libro, ciò non toglie che se dietro le parole non si intravede un po’ di autore, uno stile caratteristico o almeno un tentativo di averne uno, allora sento che manca qualcosa.

È un po’ come mangiare un prodotto da discount: sazia sempre ma raramente puoi dire che è davvero buono.

8. O troppa voce

Poi, invece, capitano libri in cui l’autore salta fuori tra ogni riga, in ogni pagina. Tutti i personaggi ti sembrano un po’ l’identificazione dell’autore, ogni vicenda ti suona un po’ come autobiografica.

Se fai della tua storia un palcoscenico dove metterti in mostra, il minimo che può accadere è che qualcuno poco interessato esca dalla sala.

9. Manca il ritmo

Sia chiaro, non c’è bisogno che ogni libro abbia il ritmo di un thriller al cardiopalma, ma quantomeno deve darmi la sensazione di andare da qualche parte, di avere un moto costante che mi accompagna. Se leggendo mi sento fermo, se sento che la storia è ferma, anche il mio interesse per lei finisce per stagnare.

E non è solo una questione di trama. La lunghezza delle frasi, dei paragrafi e dei capitoli, l’uso e la struttura dei dialoghi, tutto dà ritmo a un testo, soprattutto se narrativo.

Mettici ritmo o finirò per addormentarmi.

10. C’è un Deus Ex Machina

Se la trama si sviluppa in un modo che sembra forzato, fuori dal controllo dei personaggi, come se una forza esterna avesse deciso che le cose devono andare così, ecco, allora comincio a storcere il naso. Perché in questi casi è evidente che l’autore non sa come gestire la sua storia, ha semplicemente deciso che deve andare così e la fa correre dritta verso il muro dell’incoerenza, contro il volere dei suoi stessi personaggi.

La trama dovrebbe crescere insieme alla narrazione, ai personaggi, e non ingabbiarli in un’impalcatura precostituita. Se tutto appare come già stabilito, perché dovrei essere interessato a leggerlo?

11. O una motivazione stupida

Ciò che muove il tuo libro è una serie di eventi e una concatenazione di fatti figli di scelte fuori da ogni buon senso.

Se non c’è credibilità in quello che scrivi (ovviamente in relazione all’universo in cui la storia è narrata, dove magari nuotare in una vasca piena di piranha è assolutamente normale) se tutto appare assurdo nonostante non si tratti di un libro nonsense, allora perché dovrei perderci del tempo?

12. E i personaggi sono finti

Conseguenza tipica dei due precedente problemi, sono i personaggi che non si comportano come persone vere, che agiscono contro la loro logica e la loro intelligenza, eseguono azioni immotivate e insensate con il solo scopo di movimentare la trama o di giustificarla.

È irritante leggere libri che sprizzano finzione da tutti i pori dei loro personaggi, davvero, e l’unico modo per difendersi è smettere di leggerli.

13. È tutto un puzzle

Il libro è solo una serie di scene. Le scene vanno bene, ma devono connettersi, restare legate da una linea di fondo, dallo sviluppo dell’intera trama, non apparire solo come pezzi sconnessi,vignette e momenti messi uno accanto all’altro senza alcuna motivazione.

È come se avessi costruito tante stanze senza porta; se per passare dall’altra parte devo ogni volta sfondare un muro, è probabile che mi fermerò.

14. Troppi errori

L’ho messo per ultimo ma non certo per importanza. Ai refusi in genere non faccio troppo caso, ma quando cominciano a moltiplicarsi a dismisura, fino a contarne tre o quattro per pagina, allora diventano un problema. Se a questo si aggiungono errori grammaticali, tempi verbali sbarazzini e altri obbrobri linguistici, allora smettere di leggere è solo un atto di autodifesa.

 

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