intervista

Quattro chiacchiere con Stefano Lanciotti

Oggi abbiamo intervistato Stefano Lanciotti, un autore che possiamo definire ibrido, viste le sue esperienze con editori importanti, ma che nasce come self e che continua ad esserlo con i suoi titoli fantasy, come il romanzo “Ex Tenebris” selezionato per la nostra vetrina.

Qual è stata la “scintilla” da cui è nato il tuo libro?

Quando scrissi “Ex Tenebris” (era il 2008) non avevo ancora pubblicato alcun romanzo, anche se avevo già scritto due thriller (poi autopubblicati e in seguito ripubblicati da Newton Compton). Ho sempre amato il Fantasy sin da adolescente, ma all’epoca non mi ritenevo in grado di scrivere un romanzo di questo genere, perché pensavo che creare un mondo diverso – ma coerente – e una storia che rimandasse a cliché e topoi familiari per il lettore – ma allo stesso tempo originale – fosse un’opera al di sopra delle mie capacità. Dall’altro lato era un po’ di tempo che non leggevo un romanzo Fantasy che mi appassionasse e dunque ho cominciato a buttare giù delle idee, poi un abbozzo di trama. Alla fine presi il coraggio a due mani e cominciai a scrivere. Il risultato è stato sorprendente: non solo portai a compimento l’opera, ma alla fine mi rimasero talmente tante idee e tanta voglia di “esplorare” il mondo di Nocturnia che da romanzo singolo esso divenne il primo di una esalogia.

Cosa ti piace e cosa no del mondo Self Publishing?

Mi piace moltissimo la possibilità che viene data a chiunque di poter mettere a disposizione di un pubblico potenzialmente vastissimo le sue opere. In questo modo si liberano energie che prima erano imprigionate da una logica di filtro che veniva creata dalle case editrici, spesso miopi od orientate a logiche di puro “business”, per cui non si sceglie ciò che ha valore, ma ciò che in quel momento storico ha più possibilità di vendere.

Non mi piace l’aura, che ancora si percepisce, attorno a questo mondo. Il pensiero che sei autopubblicato perché sei uno sfigato che è stato scartato da tutte le case editrici. Purtroppo è un pensiero fondato – a ragione, in una stragrande maggioranza dei casi – su fatti oggettivi. Raramente il prodotto di un autopubblicato è paragonabile a quello di un autore pubblicato, anche se la base di partenza può essere, in alcuni casi, anche migliore. Molti autopubblicati non capiscono (e io per primo, all’inizio) che bisogna investire in cose il cui valore non percepiscono con chiarezza, come un editing rigoroso o una copertina di qualità.

Perché hai scelto di pubblicare in Self Publishing?

In realtà la mia scelta di pubblicare in Self Publishing è avvenuta in due momenti diversi, con due consapevolezze molto diverse. Nel 2011, quando Amazon aprì per la prima volta anche in Italia agli autori Self, lo feci per mancanza di alternative. Nessuna casa editrice era interessata a pubblicare le mie opere e io stavo perdendo tempo e soldi con agenti letterari che non mi stavano portando da nessuna parte. Dopo il successo improvviso e inaspettato che ebbi nei mesi seguenti alla pubblicazione delle mie opere (più di 5000 copie vendute), venni contattato da Newton Compton, che acquistò i diritti dei miei thriller (“Israel”, “Nemesis” e “Hydra”) e mi propose un diritto di opzione per i romanzi fantasy. Nei mesi successivi alla pubblicazione con loro, però, mi resi conto che la casa editrice non stava investendo su di me, ma che contava di tenermi nella sua truppa di autori “seriali”, che pubblicano un libro l’anno più o meno sempre con gli stessi personaggi e la stessa ambientazione. In più Newton non era conosciuta per essere un editore fantasy e mi sembrava che, se mi fossi accordato con loro, i miei romanzi sarebbero stati “abbandonati a se stessi”. Decisi dunque di lasciar perdere l’opzione e di continuare ad autopubblicarmi, godendomi la libertà totale di gestione che ciò comporta, assieme alla considerazione che ormai avevo raggiunto di non essere uno “sfigato”, autopubbicato per mancanza di alternative, ma anzi di aver rifiutato un’opportunità perché ritenevo che, così facendo, avrei gestito meglio la mia opera.

Perché ti sei candidato alla selezione di Extravergine d’Autore?

Ho sempre ritenuto che la pecca maggiore del mondo del Self Publishing fosse la mancanza di una guida che riuscisse ad aiutare chi lo voleva esplorare a evitare la tanta robaccia che c’è in giro. Io stesso ho partecipato, anni fa, a un progetto che si proponeva più o meno gli stessi obiettivi, progetto che ho abbandonato per mancanza di tempo e che mi pare che si sia arenato perché chi giudicava era a sua volta uno scrittore e, quindi, forse troppo “coinvolto”. Quando sono venuto a conoscenza dell’iniziativa, mi è sembrata ottima e ho voluto prendervi attivamente parte nella speranza che la sua crescita aiutasse la mia e viceversa.

2 thoughts on “Quattro chiacchiere con Stefano Lanciotti

  • Nadia Bertolani

    L’esperienza di Stefano Lanciotti è veramente “istruttiva”.

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  • Roberto Bonfanti

    Condivido le riflessioni sul self publishing e complimenti all’autore per i risultati ottenuti.

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