che fare col manoscritto

Cosa fare con il tuo manoscritto?

E alla fine anche tu ce l’hai fatta, dopo mesi (o anni) di duro lavoro il punto finale è stato vergato e puoi fare fiero sfoggio del tuo ultimo (e magari primo) sforzo letterario.

Ma adesso? Cosa farci con questo faldone di 300 pagine, che gli addetti ai lavori definiscono manoscritto anche se tu hai impiegato settimane per batterlo al computer?

Le strade seguite dagli scrittori come te sono molteplici, ma non tutte consigliabili, e se sei alle prime armi posso immaginare il tuo disorientamento. Ecco perché in questo articolo analizzerò le opzioni principali e più battute, valutandone pro e contro.

Invio alle case editrici

L’autore che sceglie questa opzione di solito procede così: guarda gli editori dei libri che ha nella sua biblioteca personale, li cerca su internet, e manda loro una mail con il manoscritto allegato.

Poi digita su Google “case editrici manoscritti”, trova altri editori minori che non conosceva, e manda a tutti la stessa mail.

Poi, dopo i primi rifiuti e le mancate risposte, fa una nuova ricerca, trova altri editori e spedisce altre mail. Avanti così (e ce n’è da fare, visto che le case editrici sono più di 4000!) finché qualcuno non risponde. E 99 volte su 100 trattasi di casa editrice a pagamento.

Pro

Praticamente nessuno

Contro

Ci perdi tempo, faccia e magari (se ti fai ammaliare dalle EAP) soldi. Un testo cui hai appena messo la parola “fine”, infatti, è ben lontano dall’essere finito. Ci sono errori, refusi, incongruenze che un vero editore fiuta subito. Gli unici che possono pubblicare un libro così sono quelli che paghi per farlo.

Autopubblicazione

Sono due le tipologie di scrittori che, finito il libro, si lanciano subito in questa avventura: i rifiutati e i ribelli.

Il rifiutato ha già inviato il manoscritto a tutte le case editrici di cui ha scovato un recapito, con il risultato di cui sopra. Al grido di «non sanno cosa si perdono» si getta quindi con entusiasmo sulla prima piattaforma di self publishing che gli capita a tiro.

Il ribelle non lo manda neanche il suo manoscritto agli editori, perché «sono tutti corrotti che pensano al profitto e pubblicano solo calciatori e youtuber» e perciò preferisce far da sé. E comincia a sperimentare il self pubblicando ovunque tutto ciò che esce dalla sua penna.

Pro

Praticamente nessuno

Contro

Idem come sopra (escluso l’esborso economico). Se il tuo manoscritto non è pronto per gli editori non lo è nemmeno per i lettori. Mettitelo in testa, per finire un libro non basta finire di scriverlo, anzi, il vero lavoro inizia proprio adesso!

Rilettura

Qui c’è poco da spiegare, si tratta di stamparti le tue 300 pagine dattiloscritte (o almeno, io ho sempre preferito avere della carta sottomano), metterti comodo sulla tua poltrona con una biro (rossa) tra le dita e cominciare a rileggere il tuo lavoro, segnando tutto quello che per un qualunque motivo non ti convince più.

Pro

Il testo non potrà che migliorare, anche solo grazie al numero di errori e refusi che individuerai facendo una rilettura. Se stamperai su carta poi, ne troverai anche di più: cambiare “formato” aiuta.

Contro

Sono mesi, forse anni, che stai lavorando sul tuo libro, e con tutta probabilità ne sarai assuefatto (o ne avrai la nausea!). Questo probabilmente non è il miglior momento per rileggere il tuo lavoro.

Oblio

Ho usato una parola forte, lo so, ma questa potrebbe essere una delle migliori scelte per il tuo libro: chiuderlo in un cassetto (ma va bene anche la cartella di windows dove già si trova) e dimenticarlo.

Lascialo lì e dedicati ad altro: fai delle passeggiate, riprendi i contatti con gli amici che hai trascurato durante la stesura del libro, ingozzati di serie tv, leggi qualche classico abbandonato a prender polvere sul comodino, fai qualunque cosa ma non pensare più al tuo romanzo.

No, non per sempre, un paio di mesi dovrebbero bastare. Poi fai un bel respiro, tiralo fuori dal cassetto e comincia a rileggerlo, ma soprattutto a riscriverlo.

Pro

Con la mente libera si lavora meglio. Più tempo metti tra la fine della prima stesura e il lavoro di rilettura e riscrittura più saranno le migliorie che apporterai al tuo libro, aumentando così le possibilità che venga apprezzato da editori e lettori.

Contro

La data di pubblicazione slitterà avanti nel tempo (talvolta molto avanti). Ma sei davvero sicuro che sia un male?

Darlo a un amico

Questa è una scelta che fanno in molti, e ben si sposa con l’opzione precedente: intanto che tu ti dedichi ad altro un amico fidato (ma meglio tre) leggerà in anteprima il tuo manoscritto.

Cosa deve fare? Segnalarti tutto quello che non va, dagli errori di battitura alle incongruenze narrative. E, se è davvero tuo amico, dirti onestamente se consiglierebbe il tuo libro a qualcun altro.

Pro

Far leggere il libro a un’altra persona è il modo migliore per correggere le imperfezioni. Più persone sono, più problemi individueranno, e solitamente sono cose che tu non avresti mai visto.

Contro

Gli amici tendono al buonismo (anche quelli che dicono il contrario), per quanto si sforzeranno d’essere sinceri non ti stroncheranno mai, anche se lo meriti. E poi difficilmente sono editor esperti.

Affidarlo a un editor

Soprattutto se stai pensando al self publishing (una buona casa editrice solitamente se ne occupa in prima persona), questa potrebbe essere una buona idea. Un professionista esterno, che sappia analizzare con occhio critico il tuo lavoro e consigliarti le giuste migliorie da apportare, può far la differenza tra un buon libro e un ottimo libro.

Oggi, trovarne di preparati, non è neppure così difficile: il mercato si è globalizzato e i free-lance sono molti. Anche noi di Extravergine, ad esempio, forniamo ai nostri soci servizi di editing e tutoring.

Pro

Un professionista del settore guarderà il tuo libro con il giusto distacco, quello che né i tuoi amici né tanto meno tu potrete mai avere. Se vuoi crescere come autore questa è una strada quasi obbligatoria.

Contro

Il lavoro si paga, e più l’editor è bravo, più approfondita sarà la sua analisi, più grande sarà il tuo libro, maggiore sarà la spesa. Ma se non ti interessa crescere e vuoi solo pubblicare puoi sempre dare quei soldi a un editore a pagamento.

2 thoughts on “Cosa fare con il tuo manoscritto?

  • Anna Maria Pusceddu

    Articolo molto utile e realistico. Dal canto mio ho seguito questa “tabella” alla lettera. Il tempo è passato, è vero, ma se si vogliono ottenere dei buoni risultati, far leggere il proprio libro da più persone, meglio se estranee, farsi segnalare ciò che non va, o non piace, e far tesoro di tutti i consigli e le considerazioni, aiuta, come aiuta anche restare umili e capire che non si sarà mai arrivati nemmeno quando ci sembrerà così, perché “fare” lo scrittore significa sempre esporsi al giudizio altrui, e non si può pensare che sia sempre positivo, nemmeno quando si è convinti di aver fatto del proprio meglio. In questo settore, la fase individuale vale all’inizio, “durante” c’è una continua verifica del testo da parte di professionisti esterni a cui è bene affidarsi prima di pubblicare qualsiasi cosa che porti la nostra firma. Alla fine il risultato potrà piacere, o non piacere, avviene anche per gli scrittori famosi con dietro una casa editrice, ma se il libro è stato curato al meglio, nessuno potrà negarlo, e si potrà anche esserne giustamente orgogliosi.
    Quindi in definitiva, scrivere è un po’ come un gioco di squadra, in cui lo scrittore è il “bomber”, ma per fare gol bisognerà faticare e spendere tante energie, spesso anche economiche, aiutati da diversi compagni di viaggio, che metteranno in campo le loro specifiche qualità per raggiungere l’obbiettivo: l’agognata “porta”, che porta verso i lettori, che a quel punto saranno pronti ad abbattere quei pregiudizi che sono sempre presenti quando sentono parlare di un auto-pubblicazione!
    Il cambiamento inizia da noi, aiutiamoli a ricredersi, fornendo testi sempre più validi. E ora, al lavoro!!!

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  • Virginia

    Anche io ho seguito tutte queste fasi per ciò che riguarda l’editing. In quanto al discorso “invio alle case editrici”, appartengo più alla sfera del “ribelle”, anche perchè mi è difficile riuscire a trovare su internet l’indirizzo a cui inviare, spesso non c’è. Inoltre capire quale casa editrice va bene per te, quale no è un scoglio difficilissimo. All’inizio pensavo che bisognasse solo distinguere le ce free da quelle a pagamento, ma ci sono tantissime altre categorie in realtà. Quindi è un’impresa davvero ardua.

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