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La proposta: meno tasse per chi legge

No, non è una provocazione, anche se ne ha l’aspetto, ma una proposta seria e ponderata che ha fatto il giro del web e che è stata lanciata da Assocarta durante una tavola rotonda tenutasi alla fiera di Milano “Tempo di Libri” il 20 aprile scorso, alla quale erano presenti il Prof. Alessandro Nova dell’Università Bocconi, Daniele Manca, Vicedirettore del Corriere della Sera, Paolo Mattei, Vicepresidente Assocarta e Stefano Mauri, Presidente e AD di GeMS.

Nella proposta presentata dall’associazione industriale, che rappresenta una filiera con circa 198.000 addetti diretti e un indotto di 490.000 occupati, si legge:

Si suggerisce una detrazione dalle imposte sul reddito delle persone fisiche per gli acquisti di libri, quotidiani e periodici in formato cartaceo o digitale, pari al 19% dell’importo speso nel corso dell’anno.

Tradotto in un linguaggio più immediato significa che, nel caso la proposta diventasse veramente una legge, se durante l’anno ti compri 100€ di libri e giornali, quando sarà il momento di fare la dichiarazione dei redditi potrai detrarre 19€ dalle tasse, un po’ come avviene con l’acquisto dei farmaci.

L’intento appare lodevole, la stessa Assocarta cita come punto di origine della proposta il fatto che gli indici di lettura in Italia sono fra i più bassi in Europa e che

L’istituzione di un’agevolazione per chi legge o di un invito al “consumo” per chi non legge può efficacemente avvenire anche attraverso il riconoscimento di una detrazione dai redditi delle persone

e sicuramente farà felici i pochi lettori forti che abitano le statistiche di lettura nazionali. Ma rappresenta una soluzione?

Un non lettore, può davvero essere incentivato ad acquistare un libro da 20€ attraverso la prospettiva di risparmiare 3,80€ in seguito? O più semplicemente continuerà a evitare una spesa che lui ritiene inutile tenendosi in tasca i suoi soldi?

A me pare che la domanda sia più che retorica.

Se l’intento fosse davvero aumentare il numero dei lettori in Italia, questa proposta andrebbe cestinata all’istante. Ma è chiaro che il primo scopo di una simile iniziativa è quello di aumentare il fatturato delle aziende facendo leva sui clienti più facili da raggiungere: quelli già acquisiti.

Del resto è normale, l’Assocarta è un’associazione di industrie, non una ONLUS, e il suo obiettivo è vendere di più. In un mercato in crisi spingere sui clienti già fidelizzati è vitale, e questa proposta ha chiaramente quelle intenzioni. E noi lettori forti non possiamo che dire grazie e sperare che si faccia.

Ma come poniamo rimedio al fatto che i lettori di almeno un libro all’anno sono calati in cinque anni (dal 2010 al 2015) dal 46,5% al 42,0%? E che a leggere un quotidiano è oggi il 33,4% della popolazione?

A mio avviso non attraverso il denaro.

Anche perché, se già spendo zero in libri e giornali, come puoi farmi risparmiare altri soldi?

Ci troviamo quindi di fronte all’ennesima proposta dal tono sensazionalistico che in realtà risolverà (sempre ammesso che si faccia) poco o niente. Le leve su cui agire dovrebbero infatti essere altre:

● La qualità

Per noi di Extravergine d’autore è un cruccio, ma dovrebbe esserlo anche al di fuori del self publishing. Produrre libri di qualità, fare giornalismo di valore, è il modo migliore per crescere un cliente/lettore affezionato. Certo, il libro dello youtuber o del cantante di turno vendono tanto nell’immediato, raggiungono magari proprio quel lettore che compra un libro ogni cinque anni, ma ciò che non fanno è alimentare la cultura del leggere, crescere individui curiosi di apprendere nuove storie.

● La scuola

Questo è il vero cardine su cui lavorare, e non sono certo il primo o il più illustre a sottolinearlo. I nostri programmi scolastici sono gli stessi da quasi un secolo, ancora improntati all’inoculazione di nozioni su Dante e Foscolo con la stessa verve con cui si fa l’iniezione antitetanica e con praticamente gli stessi risultati: creare anticorpi alla lettura.

E se questi sono due macro problemi che la proposta di Assocarta (e la politica in generale) ignora completamente, ce n’è un terzo, ben più influente e sotto gli occhi di tutti, che potremmo definire in modo piuttosto semplicistico: la società moderna.

È un argomento vasto, e non lo affronterò in questo articolo, ma riflettici, in una società dove le persone hanno una soglia di attenzione di pochi secondi, dove delle notizie si legge a mala pena il titolo (e tu che stai leggendo queste righe sei un numero decimale di una statistica), una società che vuole consumare tutto e più in fretta possibile, come si può apprezzare il piacere di una pausa in compagnia di un libro?

Sicuramente non grazie a 3,80€ di detrazione fiscale.

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