Suspense o colpo di scena: cosa scegli?

La parola ai nostri autori


articolo di
Andrea Micalone

Coinvolgere il lettore, legarlo alla propria storia, avvincerlo alle pagine al punto che non desideri altro che arrivare al finale, sono questi alcuni punti che chiunque si accinga a scrivere desidera raggiungere. Per ottenere simili obiettivi è indispensabile scrivere un romanzo che abbia la migliore qualità possibile: vale a dire una trama avvincente, uno stile piacevole, personaggi con cui empatizzare, temi interessanti, ecc. Oggi affrontiamo due degli elementi più importanti nella strutturazione della trama e fondamentali per ottenere questo obiettivo: il colpo di scena e la suspense.

È naturale che colpi di scena ben studiati e una buona dose di suspense siano ingredienti fondamentali per una trama che aspiri a coinvolgere il lettore; ma come si creano?

Questa domanda, a un’analisi frettolosa, può apparire una sciocchezza di poco conto, poiché tutti, avendo visto molti film e letto molti libri, crediamo di avere una chiara idea su cosa siano questi due elementi; immaginiamo infatti che queste parole siano molto simili, prossime all’essere sinonimi. Niente di più sbagliato.

In realtà il colpo di scena lo si crea nel modo esattamente opposto in cui si crea la suspense: sono due tecniche narrative quasi speculari.

Le differenze tra colpo di scena e suspense

Partiamo da quello più semplice: il colpo di scena. Esso naturalmente deve sorprenderci, deve farci “balzare sulla sedia” con un evento inatteso e imprevedibile. In questo caso, dunque, per crearne uno adeguatamente forte, occorre tenere nascoste delle informazioni importanti al lettore, informazioni che poi riveleremo in una deflagrazione singola: tanto più l’evento sarà inatteso e saremo stati abili nel nasconderlo al lettore, tanto meglio riuscirà il desiderato colpo di scena.

Pensate, ad esempio, ai classici gialli in stile Agatha Christie; questi sono romanzi studiati sin dalla prima pagina per rendere alla perfezione il colpo di scena finale (la rivelazione dell’assassino) giacché per tutta la loro lunghezza si impegnano a sviarci con sospetti errati, nascondendo gli indizi realmente utili sotto una montagna di materiale che ha il solo scopo di confonderci.

La suspense è l’esatto opposto di tutto questo. Mentre nel colpo di scena occorre celare le informazioni importanti, la suspense nasce invece quando il lettore ha tutte le informazioni utili all’interno di una scena, superiori anche a quelle che possiedono i personaggi stessi. Queste informazioni naturalmente devono essere interne alla narrazione, dunque date dal libro stesso.

Facciamo un esempio: se dopo aver letto il libro diciamo a un altro lettore che il protagonista morirà, non stiamo creando suspense, ma stiamo facendo soltanto uno spoiler; se invece l’autore stesso inserisce all’interno del romanzo una scena in cui si apprende che il protagonista sta per infilarsi in una situazione mortale, crea suspense poiché il lettore desidera capire se (e come) il protagonista riuscirà a salvarsi.

Per illustrarvi al meglio questi concetti non posso che lasciarvi con le parole di Alfred Hitchcock, non a caso il maestro della suspense. Quando si affronta questo argomento, non si può evitare di citarlo.

In un suo celebre esempio egli disse:

“La differenza fra suspense e sorpresa è molto semplice (…). Tuttavia nei film c’è spesso confusione tra queste due nozioni.

Noi stiamo parlando, forse c’è una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutto ad un tratto: boom, l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva di interesse.

Ora veniamo alla suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza – la stessa conversazione insignificante diventa tutta a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: ‘Non dovreste parlare di cose così banali! C’è una bomba sotto il tavolo e sta per esplodere da un momento all’altro!’ Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspense: la conclusione di tutto questo è che bisogna informare il pubblico ogni volta che è possibile.”

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