intervista

Quattro chiacchiere con Marco Freccero

Ecco una nuova intervista a uno dei nostri autori selezionati.

Oggi risponde alle nostre domande Marco Freccero, che ci racconta la strada che ha percorso per diventare uno scrittore indipendente e i segreti che hanno portato alla nascita di “Non hai mai capito niente”.

Quali sono gli errori che ti hanno fatto diventare uno scrittore migliore?

Sono stati parecchi, e mi auguro di continuare a farne ancora per migliorare. Di certo ho commesso l’errore forse più grave, e l’ho praticato per anni, producendo storie che per fortuna non hanno mai visto la luce, né la vedranno mai.

Ho pensato e creduto che la narrativa servisse a educare il lettore, e per questo le storie dovevano essere sempre edificanti. Dovevano contenere dei messaggi alti, sublimi, che ovviamente io solo avevo colto e che dovevo propagandare appunto con le storie. I personaggi erano una specie di “veicolo” il cui solo fine era di portare in giro quello che pensavo e credevo. Il risultato? Storie che erano dei pessimi saggi, personaggi “stritolati” dalle idee, zero empatia. Eppure erano difetti che alcune persone mi avevano indicato con chiarezza, ma io mi rifiutavo di prenderne atto.

Io avevo ragione, e se gli altri non apprezzavano quello che scrivevo, la colpa era loro. Per fortuna, è tutto passato.

Quali sono i tuoi segreti per scrivere un libro di qualità?

Non ho segreti (e qualcuno potrebbe osservare che non scrivo libri di qualità). Non ci sono regole, né ricette segrete. So solo che come il violinista, se vuole arrivare in alto, deve studiare musica, e poi esercitarsi; così chi scrive deve leggere tantissimo, e poi provare a scrivere. Scrivere al meglio delle sue possibilità. È l’unico dovere che riconosco.

In giro esistono guide, webinar che svelano gli ingredienti giusti per confezionare un libro di qualità, o di successo, ma da un pezzo ho deciso di farne a meno. Per me il lettore non sa quello che vuole, e glielo devo dire io.

E prima del lettore, c’è sempre la storia. Questo mi permette di preoccuparmi solo di quello che conta: la parola.

Perché hai scelto di pubblicare in Self Publishing?

Adesso rispondo in modo diverso, rispetto a quello che avrei detto tre o quattro anni fa. Ma “adesso” dico che il Self Publishing permette una libertà che buona parte dell’editoria non consente più. Non sono uno di quelli che dice che gli editori debbano sparire dalla faccia della terra perché sono il male assoluto. Al contrario, credo che ci sia una editoria che svolge un’opera importante. Ma se osservo quello che esce dalle tipografie mi rendo conto che il mio modo di concepire e vivere la narrativa non trova molto spazio. Mi fa orrore la narrativa che educa, che ammaestra, che denuncia. Mi fa orrore l’autore che “sa”, che parla di tutto solo perché il libro gli ha conferito chissà quale autorità. Il Self Publishing mi consente di stare lontano da questo orrore.

Perché ti sei candidato alla selezione di Extravergine d’Autore

Perché ormai il Self Publishing sta crescendo, e ha bisogno di ambienti che credano nella sua forza, nella proposta che porta con sé. Il sito Extravergine d’Autore mi pare uno degli ambienti più interessanti nel grande mare dell’editoria. Esiste ancora l’idea che l’autopubblicazione sia un ripiego, e che solo un editore possa garantire la qualità. Io credo che le storie più interessanti arriveranno (ma già arrivano), proprio dal Self Publishing.

One thought on “Quattro chiacchiere con Marco Freccero

  • Nadia Bertolani

    Mi è piaciuta molto l’asserzione “Per me il lettore non sa quello che vuole, glielo devo dire io” e sono d’accordo sul fatto che un autore deve essere prima di tutto un lettore, come sono d’accordo che formulari, istruzioni per l’uso, manuali di scrittura non debbano mai soffocare la cosa più preziosa che un autore deve trasmettere: la propria peculiare individualità, soprattutto nella scrittura e nello stile.

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